Ho un papà

06d02d8274ee61c4b87fe1126450e618

Ho un papà.

Be’, tutti ne hanno uno.

Ci sono quelli che spariscono, quelli che muoiono più o meno improvvisamente, quelli che paiono usciti da una pubblicità del Mulino Bianco, quelli che urlano, quelli che parlano poco, quelli che trattano i figli come fossero proprietà, quelli che se ne fregano, quelli che giocano a calcio e vogliono fare i giovani, quelli che sono nati vecchi e moriranno vecchi, quelli che vanno a puttane e nessuno se ne accorge, quelli che dispensano consigli sbagliati, quelli che fissano la televisione e poco altro, quelli che pensano che dei figli se ne debbano occupare le donne, quelli del giorno d’oggi che sono interscambiabili con le mamme, quelli che vengono chiamati “mammo”, quelli che vengono chiamati “papy” dalle loro mogli, quelli che vanno al bar e si lamentano della loro vita scolorita.

Io ho il mio, che c’è ma non c’è. C’è perché esiste, non c’è perché non c’è quando vorrei. C’è, è da qualche parte, io so anche dove, posso andare a trovarlo quando voglio, lo posso vedere su Skype quando voglio, usa Whatsapp, usa le e-mail, usa tutto quello che deve usare per rendere le distanze meno distanze. E lo fa bene, accidenti se lo fa bene. Niente da dire.

Ma non è che ci sia.

A volte fa comodo, perché almeno eviti di doverti giustificare con l’ennesima persona, guardare negli occhi l’ennesima persona quando hai fatto un errore grossolano, e a volte fa comodo non avere proprio tutti-tutti i detrattori a portata di mano.

Il punto è che però, il più delle volte, tutti ne hanno uno. Tutti o quasi tutti. E tu, il tuo, non lo hai. Il che è un vero peccato, perché se ci fosse insegnerebbe qualcosa sull’essere genitore a molti, anche solo a vederlo, anche solo a sentirlo parlare, anche solo a osservarlo con un minimo in più di attenzione.

Spesso è in giacca e cravatta, rigido e istituzionale.

Ma quello non è il mio vero papà.

Il mio vero papà è in pantaloni di velluto a coste e maglione di cachemire. Si mette il maglione di cachemire anche se ha un caldo tremendo perché in questo modo i nipoti possono arrampicarsi sulle gambe e ricevere un abbraccio caldo e morbido. Che poi, a ben pensarci, il più dell’esistenza è fatto di abbracci caldi e morbidi, quindi lo capisco.

Se chiudo gli occhi e penso a lui lo vedo sopra una poltrona, una piccola luce al suo fianco, un libro in mano, le gambe accavallate e, forse, una musica leggera nell’aria. Come me evita la confusione, le luci troppo forti, le situazioni obbligate. Una volta mi ha chiamato opportunista: non me lo sono mai dimenticato, mai. Probabilmente voleva essere un’offesa, più probabilmente un dato di fatto, un’osservazione critica; ai miei occhi risuonò come una specie di condanna a morte. Adesso che sono adulta (più adulta) penso avesse ragione, e a dirla tutta non mi pare un’offesa. Nonostante forse non mi conosca a menadito, ci aveva semplicemente visto giusto. La cosa più triste? Che siamo immensamente diversi in tutto, a parte le poche cose che ho scritto. Lui è innamorato della vita, crede nelle persone, nella forza delle opportunità, nello sforzo personale. Io credo in pochissime cose, men che mai in me stessa.

Ex professore universitario, professionista affermato e datore di lavoro attento, preciso e umano, mette in soggezione più o meno chiunque abbia un paio di occhi, un cuore e un cervello. Ma chiedigli di andare a fare la spesa e ciò che accadrà avrà dell’incredibile. Può salvare un’azienda dal fallimento ma davanti a una COOP regredisce a un’età compresa tra i due e i quattro anni. Perdersi in un bicchiere d’acqua, con lui, smette di essere un banale modo di dire e diventa tragica realtà. Credo sia la cosa che mi diverte di più in assoluto nella vita, a dire la verità, vederlo alle prese con le compere.

Mi chiedo cosa ne sarebbe stato di me se ci fosse stato-stato, come gli altri che ci sono-sono. Mi chiedo come sarebbe avere uno di quei papà in pensione che vanno a prendere il nipote a scuola e poi lo portano al circolo, o al parco, o al supermercato. Non credo lo saprò mai, perché io dovrò saltare molti passaggi, come molti ne ho saltati con la mia mamma. Ci sono persone classiche e persone meno classiche, persone atipiche di nascita e persone che gli atipici lo fanno perché si sentono più cool, più visibili. I papà classici e i papà un pochino meno classici. Io credo di aver ricevuto in dono il modello “un pochino meno classico”, che ha qualche difetto di fabbrica ma che, a ben vedere, non mi ha mai spinta al reclamo. Non dico che il difetto dell’assenza possa essere colmato dall’amore, dalla tecnologia, dal carisma, dai ricordi e bla bla bla.

Non dico questo.

Ma forse sì.

Annunci

4 thoughts on “Ho un papà

  1. Che bello il tuo papà…mai conosciuto, credo visto soltanto una volta…ma,assomiglia tanto al mio. Molto più vicino fisicamente, ma forse più lontano per altri aspetti. Lui se la cava bene peró nel fare la spesa, da buon ragioniere in questo modo riesce a tenere sotto controllo tutto ció che spende…quei benedetti scontrini! Grazie perché leggo sempre ció che scrivi molto volentieri e mi appassiona molto…sei proprio brava! Grazie!
    Betty

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...