Non è che mi avesse proprio detto addio

Non è che mi avesse proprio detto addio. Aveva solo detto qualcosa del tipo Non farti più sentire. Ma è un uomo nervoso e tendo a non dare mai un peso eccessivo a quello che dice o non dice. Una volta l’ho preso sul serio, sono scoppiata a piangere, ha sgranato gli occhi e ha detto Non mi devi prendere così TANTO sul serio. Da allora mi chiede di fare A e io faccio, non dico Z, ma almeno P o Q.
Insomma è pur vero che mi ha chiesto di non farmi sentire più, ma sono quelle cose che si dicono e io ho voglia di vederlo, di sentirmi dire che stava scherzando, che in questa settimana gli sono mancata come l’acqua e come l’aria, di toccarlo, di parlare fitto fitto, di farmi dire che sto parlando troppo e io… be’, io ho ancora le chiavi di casa sua. Non è che quando uno ti lascia poi ti perquisisce. Magari dopo tot mesi l’ex restituisce le chiavi. Sempre che non vadano a finire nel cassetto (o ciotola) delle chiavi “non so che cazzo di porta aprano ma le tengo PER SICUREZZA”.
Insomma. Ho le sue dannatissime chiavi appese a un portachiavi di Gardaland tutto scostrato. Sembra il gadget di un parco degli orrori.
Ma io divago.
Se vado a casa sua ed entro devo essere pronta a tutto. Tutto. Trovarlo con un’altra. Una cretina mezza nuda dentro la vasca, mezza nuda in cucina, mezza nuda sotto di lui. Trovarlo solo ma essere sbattuta fuori tra urla e minacce. Trovarlo solo e in lacrime mentre guarda Braccialetti rossi e beve pompelmo rosa.
Mi trucco alla perfezione, metto il suo vestito preferito, scarpe altissime, nessun profumo.
Guido senza musica, respiro a respiri corti, morirò prima di arrivare. Mi fermo a scrivere un biglietto in caso mi trovino stecchita. Lascio tutto a Luca. Massì, chissenefrega. Tutto. Anche il cane. Non credo abbia valore legale ma forse… forse sì. Le ultime volontà di una sfigata.
Parcheggio alla cazzo, quasi imballo una vecchia, scivolo sui tacchi, le chiavi cadono, io sbotto in un vaffanculo (o due o tre), salgo, giro la chiave, ancora, ancora, ancora. Ma cos’è? Fort Knox? Quarto giro, si apre.
Un silenzio imbarazzante, un buio accecante che rischiaro (tento di) col cellulare. Una scena pietosa. Nessun nudo, nessun pompelmo, nessuno tout court. Tolgo le scarpe con due movimenti sgraziati, sbatto il mignolo contro l’aspirapolvere, parte il secondo (ok, quarto) vaffanculo e mi mordo il labbro per non piangere. Cretina, ladra e pure ferita nel cuore, nel mignolo e nell’orgoglio.
– Se smetti di fare confusione, ho comprato libri nuovi per te. Ti sto aspettando da una settimana.

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