Da fuori lui premette la sua mano contro il finestrino

Da fuori, lui premette la sua mano contro il finestrino. Il palmo era lì, tanto vicino ai miei occhi da vederlo fuori fuoco. Tanto grande da farmi sentire piccola. Tanto vicino ma separato da un vetro lurido. Ho staccato la mano dal volante, fatto per sovrapporre la mia mano alla sua ma lui era già andato, già di spalle, già molto più piccolo e irreale.
Ci eravamo detti addio così.
Uno dei tanti addii.
Certamente eravamo avvezzi a questo genere di cose, ma quel giorno fu diverso. Quel palmo schiacciato aveva un che di definitivo e doloroso.
Infatti, dopo settimane, nulla è accaduto. Sono ricordi.
Le cose stanno così: l’amore non c’entra nulla. Noi, Dio solo lo sa, ci amiamo di un amore così luminoso da rischiarare le tenebre del mondo intero. È un amore onesto, leale, sincero e lineare nella sua forma teorica. Nella pratica, invece, abbiamo sempre un vetro lurido in mezzo.
Faticoso, vero?
Ci si può amare, con un vetro lurido in mezzo? Io lo amo. Rivedo in loop quella mano premuta, è un’immagine ossessiva e disturbante. Io lo amo e amo e accetto ogni minuscolo aspetto di lui.
Ma non è detto che sia sufficiente, infatti non lo è.
Insieme diventiamo pece, lana grezza, metallo corroso.
Brutti, avidi, egoisti.
Dei Mr. Hyde.
E l’amore non può essere questo. Semmai l’amore può essere sperare che ognuno trovi il suo modo per essere felice. Semmai.

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