La bruna con i capelli corti ha un’aria totalmente rilassata

La bruna con i capelli corti ha un’aria totalmente rilassata, il viso rivolto al sole, un drink che ha tutta l’aria di essere molto alcolico e un sorriso sornione sulle labbra dipinte di rosso.

La bionda che le siede accanto, invece, ha sulla faccia l’espressione di chi vorrebbe essere in tutt’altro posto con tutt’altra persona. Continua a guardarsi attorno febbrile e non tocca né la piccola (minuscola) ciotola di stuzzichini che le hanno messo davanti, né la coca cola ghiacciata che ha ordinato lei stessa a un cameriere sorridente e molto giovane.

<<Piantala di essere così sulle spine, Lucia! Mi fai agitare e Dio solo sa quanto poco io abbia bisogno di agitarmi. Vengo da giorni, settimane e mesi difficilissimi, lo sai. Su, da brava, sorridi e bevi, prima che diventi calda da far schifo. Fammi contenta…>> e si esibisce in una delle sue espressioni preferite: un broncio fanciullesco e sensuale allo stesso tempo; sa che l’amica non sa resistere. Lucia, infatti, si lascia andare contro lo schienale della sedia, tira un grosso sospiro e prova a tirare fuori un sorriso che perfetto non è ma che viene ritenuto accettabile.

<<Giulia, come faccio a non agitarmi? Io ci provo, te lo giuro, ma tu… tu… le hai dato una botta in testa!>> gesticola la bionda agitando le mani davanti alla faccia (sempre rivolta al sole) dell’altra. Il tono di voce è acuto e pericolosamente vicino all’isteria.

<<Lucia, intanto, cazzo, abbassa la voce. Non mi vergogno di quello che ho fatto, ma non mi pare il caso di gridare a tutta la piazza una cosa del genere. Ho una reputazione da difendere, io, casomai te lo fossi dimenticata>> mormora tra i denti Giulia afferrando una manciata di noccioline dal tavolo traballante del bar in cui si trovano (Lucia direbbe che è il loro covo, adesso, esagerata com’è).

<<Reputazione, reputazione… Non solo l’abbiamo derubata, ma l’abbiamo pure stesa. Una vecchietta Giulia, una vecchietta. Colpita alle spalle e fatta cadere a terra. Giulia, guarda che io sono recentemente svenuta e so quanto male può fare battere violentemente sul pavimento senza potersi proteggere mi manca il fiato Giulia cos’abbiamo fatto cos’abbiamo fatto!>>

<<Bevi Lucia, bevi…>> la interrompe prendendo lei stessa un sorso di quello che, a giudicare dall’odore che rimane nell’aria, sembra proprio un White lady ben fatto. Cosa rarissima, di questi tempi. Apprezzabile. <<Se lo meritava, Lucia, pensa solo a questo.     Avremmo potuto rubarle tutto, tutto. Avrei potuto fare qualunque cosa, ho la sua firma per prelevare dal conto, lo sai. Potevo prosciugarla e scappare via!>>

<<Sei annebbiata dall’alcool, tu. O forse il passamontagna era troppo stretto. L’hai colpita e se ci prendono andiamo in galera. Per sempre! A marcire! Niente più trucchi, shopping, vacanze! Fi-ni-to>> la voce, ora, trasuda lacrime di dispiacere, di pentimento, di paura. Non credeva certamente sarebbe andata a finire così. Non doveva finire così, ovviamente. Certo, la vecchietta è sana e salva, millecinquecento euro per lei sono poco più o poco meno di una scoreggia, ma l’idea di aver fatto qualcosa di irrimediabile la fa scoppiare a piangere e Giulia sa resistere a tutto – proprio a tutto – fuorché alle lacrime altrui.

<<Vieni, andiamocene. Hai bisogno di camminare, Lucia, vieni.>> Appoggia una banconota da venti sul tavolo, fa un cenno al cameriere sorridente-e-molto-giovane e ingolla velocemente ciò che rimane del suo cocktail. Odia gli sprechi, soprattutto quando si tratta di alcolici.

<<Lucia. Senti. Mia suocera è una serpe, un veleno per l’anima. Sono vent’anni che la sopporto, da quando, vedendomi con quel cretino di suo figlio – perché solo un cretino si farebbe trattare così – ha detto qualcosa del tipo “Un’altra puttanella, Giorgio?”. E sono stanca, stanchissima. Ho pensato che una piccola distrazione non potesse che farmi bene, farmi tirare il fiato, farmi uscire dal terribile stato depressivo nel quale ero caduta, capisci?  Non riuscivo più nemmeno ad alzarmi dal letto alla mattina; sono cose serie, gravi, mica cazzi. Hai ragione, poi l’ho colpita, forse mi sono scappate di mano le cose, d’accordo. Non fare quella faccia, prima di colpirla ho controllato che fosse sopra al suo prezioso tappeto persiano, quello, apro virgolette, che il mio caro marito mi regalò per il nostro matrimonio vale un sacco di soldi è come camminare su un materasso la qualità quando c’è si vede poco da fare cara la mia Giulietta ma tu cosa ne capisci Giulietta si vede che a te manca il buon gusto infatti chiudo virgolette. Il suo tappeto le ha salvato la testa, la faccia e tutto il resto. Come hai sentito anche tu dalla telefonata, la cara suocerina sta benissimo e sta anzi già rompendo i coglioni al signor questore in persona e a tutti i giornali cittadini per avere la prima pagina, figuriamoci. La prima pagina! Per quella vecchia stronza! No, cara Lucia, non crucciarti per lei, non ne vale la pena. Ha il cuore marcio come il suo cervello, piccola zombi che non è altro. Ha cercato di allontanare mio marito da me ogni giorno della sua vita, mi denigra davanti ai miei figli, svilisce il mio lavoro. Meritavo una ricompensa e l’ho avuta. Sempreché millecinquecento euro siano da considerarsi una ricompensa adeguata ma… diciamo che non ho voluto rischiare troppo. Chissà se ora la vecchia strega imparerà l’undicesimo comandamento, il più famoso. Fatti i cazzi tuoi>> prosegue Giulia aggiustandosi gli occhiali da sole, poi il rossetto in una vetrina, poi il top nero con movimenti precisi e veloci.

Giulia è fatta così. Tocca il fondo e poi riemerge, è una tosta, Giulia. Una che fa stramazzare a terra un’anziana signora ma che ha un motivo per farlo. Una che ruba millecinquecento euro ma li dona quasi tutti a una casa accoglienza per ragazze madri. Una che combatte anche quando è distesa a letto, apparentemente schiacciata dagli eventi.

Ride, fa un paio di telefonate, bacia la sua amica Lucia, canticchia una canzone di Springsteen e già pensa a quello che farà domani, dopodomani, dopodomani ancora. Tra qualche giorno sarà infuriata (ma non troppo) perché i giornali (oltre ad aver concesso la prima pagina alla stronza) diranno che i soldi sono stati spesi in uno “shopping sfrenato”.

Stupidi ignoranti.

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