Me ne sono andata, in effetti

Be’, sì, me ne sono andata, in effetti.
Uh… sì, all’improvviso. No no no non ti azzardare a farmi la paternale, tu che sei una donna-gheisha. Non voglio paternali da te. Io, le donne come te, non le sopporto.
Non ti piazzerò un sermone sul perché o sul percome, vedi di fidarti.
Certo avrei potuto intavolare discorsi su discorsi, in questi anni.
In ogni momento.
Ma ero una donna-gheisha e giustificavo.
Giustificavo lui e sminuivo me stessa. Dicevo è stanco, sono sciatta, non mi dipingo le unghie, cucino di merda.
Ha dormito poco, ha problemi con il lavoro, lo hanno educato così è solo un periodo sta arrivando alla soglia dei quaranta ha l’influenza la lebbra l’ebola i suoi fratelli pensano solo all’eredità siiii ciaooooo!
Poi ho sentito un crick a livello toracico: era il cuore.
Si era incrinato.
Bel casino.
E ora che si fa? Mai successo, non ho idea.
Ho provato a ricucirlo ma ogni giorno a quel primo crick ne seguirono altri.
Ahi ahi.
E nella testa un ronzio persistente.
Ahi ahi.
La diga cedeva.
Io vedevo davvero.
Vedevo che non era stanchezza, influenza o educazione.
Era il modo di amare, che era sbagliato. Ma l’amore mica basta! Ma smettiamola di credere a questo tipo di minchiate, perché c’è gente che con la scusa del Sì ma io ti amo fa cose abominevoli, eh. Mica cazzi.
Insomma, ho fatto due più due, mi sono accorta di aver vissuto di Ma io ti amo per troppo, troppo tempo.
Di essermi fatta bastare la frasina minchiona per troppo, troppo tempo.
E mentre lui parlava, io invecchiavo senza un amore degno di questo nome.
Di occhi che si accendono quando mi vedono, di un Dimmi come stai, di un Ti desidero, di un Stasera faccio io di un Andiamo a cena stasera di baci di slancio di mail di racconti di risate dal cuore di avventure anche banali carezze effusioni sesso confidenze allegrie drink potrei continuare per giorni. Ho fatto a meno di tutto questo, capisci?
E il cuore ha fatto crick.
Così.
All’improvviso.
Ha deciso che aveva bisogno di qualcuno che si prendesse cura di lui, finalmente.
Ho fatto tre valigie, una di scarpe.
Tolto ogni foto mia, ogni ninnolo quadro stampa libro tovaglia trucchi pigiami creme spazzolino gatto lettiera album di fotografie gioielli piante giornali computer televisione.
Alla fine, in quella casa, non c’era mai stata una me.
La macchina era pericolosamente stipata. Il gatto semi schiacciato. Io tremante piangente occhi sbarrati.
Mi farebbe comodo dirti che sono andata via ridendo e fumando.
No.
Piangevo e tremavo e caricavo roba. Mica di tristezza, piangevo. Cioè sì… ma verso me stessa. Mi odiavo.
La casa è diventata più piccola mentre cresceva in me la voglia di essere accudita, accolta, confortata.
Affanculo la parità dei sessi.
Voglio essere accudita, come una rosa.
Protetta dal gelo.
Scaldata dal sole.
Guardata con rispetto e devozione.
Affanculo.

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