Il punto è la felicità

Il punto è la felicità.
Temo che nessuno mi abbia insegnato a riconoscerla.
O forse – più umilmente – non ho saputo impararlo.
Mi sembra di non meritare niente e quando succede invece qualcosa di bello, io… be’, io penso che non durerà, o che tanto ci sarà qualche fosca notizia da sopportare, ancora una volta.
L’immagine è quella di me stessa sul fondo del mare. Nuoto nuoto nuoto per risalire e quando finalmente il naso e la bocca sono all’esterno qualcosa mi trascina giù di nuovo. Questo in un tip tap pressoché infinito.
Alla fine un pochino ti stanchi di muovere piedi e mani tentando la risalita, no?
Ti convinci che sul fondo si stia un gran bene, no?
La felicità diventa pura utopia, una favola. Se vista negli altri, guardata con sospetto e incredulità.
Se la felicità fosse una favola chissà quale sarebbe… ho sempre pensato al lupo e i sette capretti. La gioia della mamma nel riabbracciare i suoi piccoli che credeva perduti.
Se fosse un odore… per me quello della pizza!
Se fosse un libro… un romance senza pretesa, uno di quelli sciocchini e svenevoli.
Se fosse un giorno… venerdì ovviamente!
Se fosse un colore… il rosso.
Se fosse un abito… un pigiama caldo.
Ho perfettamente idea di cosa dovrebbe essere felicità.
Continuo a nuotare.
Ho buona resistenza.

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