Ciao, bello

<Ciao, bello.>lucc

<Ciao, baby. Dove siamo?>

<In un posto. Ci sei arrivato tu qui, mica io. Cioè non ero mica con te, ci siamo trovati qui, ricordi? Sei sceso poco fa dalla tua macchina – a proposito, sei in ritardo – e ti sei avvicinato a me dicendo ciao baby. Ricordi?>

<Spiritosa. Siamo praticamente alla fine del mondo, mi hai fatto guidare per ore!>

<Il mio navigatore segnava quarantacinque minuti… che strano. O ti sei perso, o la tua tendenza a esagerare sta diventando pericolosa e inopportuna, mio caro. In quarantacinque minuti hai avuto giusto il tempo di sgranare un rosario. O di ascoltare uno dei tuoi terribili e agèe cd.> brontola prendendolo sottobraccio <Sei elegantissimo, dove devi andare?>

<Vengo dall’ufficio, non ho fatto nemmeno in tempo a lavarmi. Quindi puzzo. E ho fame. Anzi prima ho fame, poi puzzo.>  Infila una mano in tasca, sente il calore del corpo di lei sul fianco sinistro. Una sensazione che lo mette sempre di buonumore (ma non lo ammetterebbe mai).

<No no, prima puzzi poi hai fame, te lo garantisco!> ride baciandolo sulla spalla coperta dalla costosa giacca in frescolana. A quel gesto lui sembra riscuotersi, si scioglie dalla sua stretta e si toglie la giacca, tornando indietro di un poco per poggiarla in auto. <Fa caldo, stasera.> e si arrotola le maniche della camicia total white, come piace a lei.

<Ti sei messo in total white per me?> lo guarda di sottecchi, per misurare le reazioni. La diverte sempre molto prenderlo in giro. 

Lui sbuffa, senza rispondere davvero.

Il paesello è gremito di persone, e sembra scoppiare. Le case sono troppo piccole, le strade troppo strette, la gente troppa, l’aria comincia a scarseggiare, lui a diventare nervoso. Quando c’è troppa gente diventa sempre nervoso. <Sei nervoso, vero? Ma  non ti preoccupare, sto solo cercando un posto per farti mangiare. Poi ce ne andremo. Eccoci qui, siediti, vado a prenderti qualcosa.> Se c’è una cosa che le piace fare è giocare a essere un po’ gheisha. Una di quelle donne che si assicurano che il proprio uomo sia a suo agio, tranquillo, servito e riverito. Per lei è solo un gioco, degli uomini non le interessa assolutamente nulla, così come delle donne… per dirla tutta. Non le interessa granché degli esseri umani e non ha molta considerazione del genere maschile. Ma poiché lui per lei c’è sempre stato e che hanno condiviso un pezzo di vita insieme, lei stasera gioca ad essere per lui delizia e voluttà. E’ solo un gioco, e lui lo sa giocare. Si siede, la guarda andare via, osserva i suoi fianchi e i suoi talloni e i suoi gomiti, ricorda profumi e sensazioni. Sorride. Scuote la testa. Vuole giocare? E sia.

Torna poco dopo con una birra ghiacciata e un hotdog, milioni di tovagliolini, due bicchieri, una confezione di patatine fritte bastevoli per un mezzo esercito e i capelli raccolti sulla nuca. Lo bacia sul collo, gli sorride, gli dice no che non puzzi, sai di fine giornata. E si siede davanti a lui, in bilico ma straordinariamente equilibrata su quei terribili sgabelli da fiera di paese che traballano sempre e sempre sono untuosi. Poco importa; la guarda prendere due patatine alla volta, ficcarsele in bocca, leccarsi la maionese dalla punta delle dita, mugolare soddisfatta <Ho già cenato. A casa.> lo dice per dire, non ha bisogno di una risposta. Lo dice perché in teoria non dovrebbe leccarsi quella maionese dalle dita e nemmeno mangiare tante patatine. Ma lo fa. Le piacciono e le mangia. E lo guarda.

<Mi sei mancata, bestiolina.> Gli è mancata davvero.

Finiscono birra hotdog e patatine in cinque minuti netti, affamati e accaldati come sono. Scendono dagli sgabelli unti e si guardano. Lei guarda lui, lui guarda lei, lei guarda l’orologio.

<Corri.> e mentre lo dice comincia a correre a rotta di collo schivando cose e persone e cani al guinzaglio e bancarelle. Corre che non la vede già più.

<Corro? Dove??> ma lei è già andata, già troppo lontana, deve correre adesso subito o la perderà e per quanto il paese sia piccolo ci metterebbero ore per ritrovarsi in mezzo a quella calca. Allora corre, e ride. Erano anni che non correva così. Suda e le maniche della camicia vanno giù e la camicia si sfila dai pantaloni e ormai altro che uomo in carriera, altro che grafico, adesso è solo un povero cretino che si sta divertendo a correre dietro a una massa di capelli, a una gonna lunga, a una canottiera molto stretta, a una pelle molto abbronzata.

<Aspettami!>

<Ho detto di correre! Muoviti! Muoviti! Alla prossima a sinistra!>

Sterzano entrambi a sinistra, la folla si dirada continuano a correre l’aria è più fresca la gente sempre meno sempre meno sempre meno c’è buio ma sembra di andare in salita anzi no è proprio salita e sono da soli al buio con un odore forte di limo e di acqua e di qualcosa di non proprio piacevole ma nemmeno nauseante e l’hotdog pare tornare su e la birra pure e vorrebbe fermarsi e pensa da quando lei corre così che non l’ha mai vista correre così ansima ansima ansima con il rumore dell’acqua sempre più vicino vorrà suicidarsi cazzo no cosa penso è la stanchezza ma quanto dobbiamo correre ancora.

Sono alti, ormai. I rumori del borghetto non arrivano quasi. Lei si lascia cadere sull’erba, poggia la testa per terra, allarga le gambe e le braccia.

Batte un palmo per terra <Vieni qui. Accanto a me.> e lui la accontenta, accontenta tutti i suoi muscoli, si sdraia accanto a lei, le fa poggiare il viso nell’incavo della sua spalla come quando erano… be’, poco importa. Trattiene il fiato. Chiude gli occhi. <Chiudi gli occhi. Aspetta.> 

Pochi secondi dopo, sopra di loro, un’immensità di luci splendenti, grandi e colorate. Blurossogiallororosafucsiaazzurrobiancoquantobiancoaccecante. Coloricoloricolori. L’odoredilei. Lemanidilei. Fuochiartificialirumorerumorerumore. Ridonoridonoridono. Non parlano che non si sentirebbero. Sonodentroifuochisonofuocolorostessi.

Il cuore rimbomba. Le orecchie scoppiano. La terra pare tremare.

Coloricoloricolori non finiscono più.

E’ una gara dice lei, una gara di fuochi. Ride felice, si tappa le orecchie, si scherma gli occhi, si lecca le labbra e ride.

Ride anche lui di qualcosa simile alla felicità, con tutto questo colore addosso, dopo aver corso per avere il posto migliore. E averlo trovato.

 

 

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