Odio l’estate, ecco

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<Odio l’estate. Ecco.>

<Smettila di fare il bambino, goditi questo caldo, asciugati le ossa, slacciati la camicia e arrotolati le maniche. Andrà tutto bene. Respira.>

<Respira? Respira? Cosa devo respirare? Quando? Come? Ma perché, perché, perché???>

<Sei un tantino melodrammatico, mi pare. Non si sta poi così male, e se tu avessi accettato di vederci in piscina, ora staresti immensamente meglio.> Canticchia, tanto per dargli ancora più fastidio. Il punto è che ha caldo anche lei, ma non lo ammetterebbe mai. E’ una di quelle persone che sta male da ottobre a giugno, che si lamenta continuamente del freddo della nebbia della neve del ghiaccio dell’umidità dei vari acciacchi portati dal cattivo tempo. Quindi ovviamente non osa poi lamentarsi anche del caldo intenso che ha colpito quelle lande desolate e riarse dal sole. Sorride, stoica, anche se la schiena è imperlata di sudore e se di truccarsi non ha avuto l’animo e se si sente più sbattuta di una frittata.

<A proposito di frittata…>

<Chi ha parlato di frittata? Ti stavo dicendo che non si respira, che sono stressato, che questa estate anticipata fa cagare!> sbotta lui al limite dell’isteria.

<Ne stavo parlando io, lascia perdere!> e lo trascina su dal prato, lo prende per mano, gli fa l’occhiolino.

<Dove vai? Stai bene? Hai bevuto? La devi smettere di bere, lo sai.>

<Ma io non ho affatto bevuto, non posso essere felice?> sgrana gli occhi guardandolo come se avesse appena bestemmiato in un paio di lingue diverse.

<Tu non sei mai felice, siamo seri. Se non hai bevuto chissà che hai fatto. L’ultima volta ti ho trovato in uno stato pietoso, a casa tua. Ricordi? E a proposito… dove diavolo sei sparita, da allora? Perché non posso lasciarti un attimo che tu sparisci? Odio quando lo fai. Lo so che non stiamo più insieme e tutto quanto, ma questa storia deve fin…> e viene bloccato, senza pietà, da uno sgambetto che lo fa quasi finire a faccia in giù sul prato. <Maccazz…! Piantala! Sii seria! Hai anche un nuovo tatuaggio! La smetti di farti tatuaggi, per piacere? Lo sai che potresti morire? Per piacere, fammi vedere!> E le torce il braccio, se lo avvicina al viso stringendo gli occhi.

<Ti piace?>

<Mi piace, mi piace. Adesso però dimmi che ti è successo.>

<Auff… che ti devo dire? Lo sai, passo momenti così… non ho voglia di vedere nessuno, non ho voglia di sentire sciocchezze che non mi interessano, non ho voglia di compagnia di nessun tipo. A volte invito qualcuno a passare la notte con me, ma è tutto. Il sesso mi serve per liberarmi, per esorcizzare, è come per te la ginnastica, no? O per altri il nuoto. O per altri ancora dipingere. No? E poi a volte la casa vuota mi mette una strana sensazione addosso, come se dovesse succedere qualcosa di terribile, come se avessi delle premonizioni. Ovviamente non succede mai niente, perché non ho la seconda vista, né il sesto senso, né ho doti particolari. Tornando a bomba – come si dice -, il sesso mi serve e mi fa bene, e per quello trovo sempre qualcuno disponibil…> <Ok, ok> la blocca lui <Continua senza raccontarmi i particolari. A quelli non sono pronto. Anzi no, non sarò mai pronto.>

La ragazza lo guarda con la coda dell’occhio, sorride lieve, gli fa una carezza sul viso perfettamente rasato e umido dal caldo. Serve una granita, subito.

<Insomma, mi chiudo in casa. Sono stanca di tutto, capisci? Sento che il mondo mi è nemico, sento che la gente non fa più per me, sento che il tran tran quotidiano è logorante, vedo questa gente spostarsi da un punto all’altro senza nessuna gioia, senza nessuna carica. Vedo gente esausta, facce che non hanno più nemmeno la forza di essere incredule, vedo robot che fanno cose, ecco.

Tutto questo mi fa orrore e mi spaventa.

Mi spaventa il non-ascolto, il non-amore anche tra amici di vecchia data. Mi sono scoperta immensamente sola e non per colpa di nessuno, no. E’ che percepisco tanta rabbia, tanta frustrazione e la frustrazione genera odio e l’odio violenza fisica e verbale. Ma lo sai, io è alle parole che guardo. La violenza verbale sotterranea o – al contrario – palesata, mi spaventa da morire. Mi immobilizza. Continuo a chiedermi, in un loop impazzito, dove ho sbagliato, se avrei potuto fare qualcosa di più e di meglio. Divento matta, mi capisci? Il fatto è che sto invecchiando, non riesco più a vivere la vita con leggerezza, dico davvero.

Non riesco a concepire i rapporti umani in questa maniera. Gente che non fa nemmeno mente locale quel tanto che basta per mandare un messaggino ogni tanto e chiederti come cazzo stai. Gente che scatta impazzita per una parola fuori posto. Gente che non ti saluta anche se viene salutata. Gente che alla mattina è già stanca. Gente che accusa. Gente che non ringrazia più. Gente che devi prenderci l’appuntamento anche per un fottuto caffè.

Voglio qualcosa di più e non lo trovo da nessuna parte, e allora… be’, allora mi chiudo in casa, tra vecchi film e patatine di qualità scadente. Io, il mio divano, e la consapevolezza che passerà. Sì, perché passa sempre. E ora sono qui, con te, alla ricerca spasmodica di una granita alla Cola.>

<Hai caldo, per caso?>

<Io? No. La cerco per te, io. Sembri molto, molto accaldato.>

 

 

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