Ma cosa ci fai tu, qui?

persone legate
<<Ma cosa ci fai tu, qui?>> 
<<Hai perso la memoria? Hai battuto la testa?>>
<<Era una domanda retorica, dai. Cosa diavolo ci fa tu qui!>> l’ultima frase è quasi urlata, più per incredulità che per rabbia. Come ha potuto essere così imbecille?
<<La stai prendendo nel modo sbagliato, tesoro.>> si schernisce lui.
<<Tesoro? Tesoro? Tesoro a chi? Da quando sono tesoro? Tu non ti rendi conto, tu non ti rendi conto. Sei un irresponsabile. Lo sei sempre stato.>>
<<Mi hai chiesto tu di venire, ed io sono venuto. Abbiamo mangiato – ricordi? – abbiamo bevuto – tu molto – e poi una cosa tira l’altra…io non mi pento di niente. E’ stato bellissimo, se c’è una cosa che ci è sempre venuta bene è questo…sesso. Sessosessosessosesso! Lo sappiamo fare e, come dice chi sa parlare, i nostri corpi comunicano. Comunicano, capisci?>>
<<Hai finito questa tua arringa pietosa?>>
<<Sei crudele.>>
<<Sono passati dieci anni. Dieci anni. Io sono diventata una vecchia stronza e tu un vecchio sentimentale.>>
<<Sì, sei decisamente diventata una vecchia stronza…>>
<<Vecchia lo dici a tua madre.>>
<<Ti sei data tu della vecchia stronza. Io ti ho solo dato ragione. Comunque dieci anni non sono poi così tanti, se ci pensi. Sono passati dieci anni ma mica ci siamo persi di vista, siamo sempre restati amici, siamo gli Amici con la fottuta a maiuscola, quelli che non si sentono per settimane poi parlano fino all’alba, quelli che si capiscono al primo sguardo, quelli che mangiano cinese a raffica finchè gli spaghetti non escono dal naso, che si mandano messaggi improbabili in piena notte ma l’altro capisce cosa c’è scritto, quelli che riescono a ridere del loro passato, quelli che si sono amati e che forse non hanno mai smesso di farlo. Ti ricordo che sei stata tu ad essere gelosa della mia collega del sud.>> E comincia a rivestirsi, le sue parole hanno fomentato una rabbia che non pensava di avere, o forse non si aspettava un risveglio del genere; forse si aspettava un bacio, di parlarne, di riderne anche, di fare colazione e poi…poi vedere come si sarebbe messa. Ma non questo. Non si aspettava questo. Non quella faccia, non quei pugni serrati. Non quelle parole dure e dolorose.
<<Non ero gelosa, non sono gelosa. Ti puoi scopare chi vuoi, non sono gelosa. Senti: non funzioniamo come coppia, ricordi? Ricordi che ogni sera finiva con una litigata? Ricordi le urla? Ricordi quante volte sono andata via da casa tua in lacrime? Ricordi quante volte mi hai chiuso la porta alle spalle? E quante volte ho aspettato che ricomparissi, che aprissi quella dannata porta e mi dicessi midispiacetiamotornasu? Non l’hai mai fatto. Mai. Rimanevo in auto dei minuti interi, al freddo, sussurrando tipregotornatornatorna ma la porta rimaneva inesorabilmente chiusa e tu brutalmente assente. Litigavamo per cose senza senso, sfiancandoci di concetti, di recriminazioni vecchie come il mondo, ci rovinavamo il fegato e avvelenavamo il cuore.>> la sua voce invece perde tono e vitalità. Il viso, colore. Come se quei ricordi le facessero ancora male. Come se fosse successo ieri, e non tanti anni prima. Come se ci pensasse ancora ora, dopo tempo passato a fare altro, sotto altre mani, a guardare altri visi, ascoltare altre parole per lo più banali. Come se non avesse mai dimenticato. <<Io non mi sono mai perdonata. Non ti ho mai perdonato. Avevamo tra le mani una bella cosa, l’abbiamo sgretolata.>>
<<Ma io sono qui.>>
<<Le palle, sei qui. Sei qui, abbiamo fatto sesso, non cambierà niente. Tu dimenticherai tutto, io pure. Perchè ti stai rivestendo?>>
<<Perchè devo andare in ufficio, perchè comunque ti sei inesorabilmente chiusa, e magari ne parleremo quando sarai più lucida.>> si annoda la cravatta con gesti rabbiosi, senza riuscire a concludere niente. Dio, quanto odia quelle cravatte e tutto ciò che rappresentano!
Nuda com’è lei si alza e si avvicina all’uomo che poche prima era sopra di lei, dentro di lei, che pochi giorni fa passeggiava con lei, che qualche anno fa era il suo uomo che poi non lo è stato più e gli allaccia la cravatta con gesti sicuri perchè a volte la indossa anche lei e comunque fare nodi è la sua passione.
<<Mi stai fissando.>>
<<Sei nuda, sei appena scesa dal letto e sei ancora calda. Come cazzo pretendi che non ti fissi?>>
Ridono insieme. Tornano verso il letto.
Come in un film girato al contrario la cravatta torna a slacciarsi, la camicia a sbottonarsi, le calze sul pavimento, la pelle nuda contro la sua. Ridono. Come prima. 

 

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7 thoughts on “Ma cosa ci fai tu, qui?

  1. Bello.
    Sempre con il solito ritmo mozzafiato 🙂
    Mi piace, pare di sentire lei che a malapena riprende fiato.

    Una cosa “tecnica” (lo so, son palloso) le frasi “Ricordi quante volte sono andata via da casa tua in lacrime? Ricordi quante volte mi hai chiuso la porta alle spalle?” non mi funzionano.
    Se una va via in lacrime ed incazzata\delusa, di solito uscendo sbatte la porta. Se lui caccia lei allora lui le chiude la porta in faccia.
    Funzionerebbero se si trattasse di due episodi differenti: una volta va via lei, un’altra volta la caccia lui ma non è chiaro e, a mio parere di pignolo supremo, questo spezza il magnifico ritmo del racconto perché mi devo fermare nella lettura per pensarci su e tentare di razionalizzare..

    Un bacio

    —Alex

    • Sono due episodi differenti. Lei sta raccontando tutte le cose successe durante la loro storia…è un elenco di avvenimenti.
      Provo a rileggere ma non trovo l’inghippo…

      • L’ho riletto, ma continuo a non capire cosa vuoi dire, sai?
        Lei sta parlando con lui.
        Gli sta dicendo tutte le cose che non funzionavano.

        Ti ricordi quante volte sono andata via da casa tua piangendo (una cosa)?
        Ricordi quante volte sei stato tu, invece, a chiudermi la porta alle spalle senza poi riaprirla e tornare da me (seconda cosa)?

        No, non ci arrivo, giuro ahahahah!

      • Evidentemente non riesco a spiegarmi!

        Vediamo: è assodato che sono due situazioni diverse, OK, va bene.
        Continuo però a pensare che un uomo non chiude la porta alle spalle di una donna.
        Se la donna se ne andata via arrabbiata, chiude lei la porta, probabilmente sbattendola). Se l’uomo invece ha cacciato la donna, allora le chiude la porta in faccia, perché mi immagino che lei non se ne voglia andare e si volti verso di lui per chiedergli di rientrare…
        Più chiaro? No?
        Tipico, è una vita che le donne non mi comprendono! 😀

        —Alex

  2. Ok, ho capito ora. Ma non sono d’accordo. Io posso decidere di andarmene, mestamente. Lui è sulla porta, la chiude alle mie spalle senza dirmi ciao, senza dirmi resta, senza dirmi dovecazzovai.
    Io risalgo in auto con la speranza che lui ci ripensi, che pensi di aver fatto una sciocchezza e che riapra la porta.
    Devi credermi sulla parola. Può succedere 🙂

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