Non dirmi che non eri mai venuta qui

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<Non dirmi che non eri mai venuta qui!>

Era da un pezzo che non si vedevano. Come sempre, pare non essere un problema nè per lei nè per lui. Semplicemente, ora sono insieme. Il resto non conta. Non contano i silenzi e le assenze. Non ci sono mai stati. Ora sono qui.

<Non c’ero mai stata. Mi fucilerai?> e gli si avvicina sorridendo maliziosamente. Oggi è così, vagamente brilla. Brilla di aria, di quest’aria insolitamente fredda che entra nelle ossa ma soprattutto nel cuore e nella testa. Ha il bavero alzato, i capelli più sconvolti che mai, quel sorriso birichino e selvatico.

C’è.

E lui lo sa.

Approfitta e la tocca brevemente sul fondo della schiena, sul gomito, sulla spalla; le fa strada in mezzo alla gente e agli odori con aria seria e concentrata. C’è molta gente, è sabato e la città è in fermento soprattutto ora che si avvicina il pranzo. Massaie, rezdore e famiglie sono qui per completare gli acquisti.

Acquisti di qualità e vagamente snob. Il popolino va nei supermercati, grossi centri commerciali ripieni di gente, di confusione, musica, annunci radiofonici, annunci di bambini smarriti, mogli smarrite, mariti che vorrebbero smarrirsi e non possono, scaffali che paiono crollare, senso di soffocamento, cielo che non si vede, aria che non si sente, gentegentegentegentegente e ancora gente che spinge, che tira, che intima, che minaccia, che sbuffa, che fa conti, che riempie carrelli sbilenchi, che scruta e confronta.

Qui no… qui no.

Chiunque sia qui è venuto apposta: ha preso un’auto, ha parcheggiato, ha camminato sotto una pioggerellina finissima, ha preso le buste da casa, ha camminato sotto i portici, ha rabbrividito per qualche metro e ha infine varcato i confini del mercato coperto.

Una struttura non antica ma bellissima e impregnata di storia in ogni vite e bullone, in ogni angolo e in ogni odore. Chiude gli occhi, respira a fondo, sente il fiato di lui vicino all’orecchio: <Respira piccola… respira. Quando mai ti capiterà di sentire odori così? Respira. E dimmi che odori senti.>

<Che bisogno ne hai?> ma sente il sospiro di lui, lievissimo, vicino al collo. Come una piccola delusione.  <Ok… ok… sento odore di pesce freschissimo e, anche senza vederlo, so che è appena stato pescato, che gli occhi dei pesci sono lucidi e vividi, che la pelle è ben tesa, che il ghiaccio sotto di loro è appena messo, che chi l’ha posato lì sopra ha una vera passione per il lavoro che fa. Sento odore di pane, di farina, di grano. Sento lo scrocchiare della crosta quando il pane viene spezzato, sento il calore del forno, sento il frusciare della carta che lo avvolge. Sento l’aroma dei formaggi… sento la morbidezza di quelli meno stagionati, il sapore del latte che rimane in bocca e sento il sapore del fieno che rimane attorno al palato dopo aver assaggiato un formaggio stagionato. Sento il pizzicore degli agrumi, l’avvolgente profumo delle banane, la dolcezza delle mele, il sapore del prezzemolo fresco. Sento le chiacchiere delle vecchie signore, i pettegolezzi di un paese di piccole dimensioni, lo scrosciare della fontana che c’è poco lontano da qui – c’è vero? – profumi costosi, odori di pelle, di lacca, di rossetti, di vita. Sento il tuo respiro vicino a me, e sento che sei un pò troppo vicino, se capisci cosa intendo. Sento che sei contento che io sia qui, e penso di sapere il perchè. Sento di essere felice.>

Si volta verso di lui, lo vede prima serissimo, poi sorridente, poi le prende la mano e la guida attraverso il mercato, le mostra questo o quello, a volta saluta qualcuno, a volte borbotta qualcosa, a volta si ferma, la guarda e basta. <Ti piace?> le chiede ogni poco. E’ felice, quindi le piace. Le piace circondarsi di gente felice. Lui è felice, e a lei piace. <Sì. Sì mi piace!> e gli corre dietro, gli prende il braccio, poi è lei davanti e lui le deve stare dietro facendosi strada tra la gente. E’ tipico loro. Uno fugge l’altro insegue, uno insegue e l’altro fugge. Le cose stanno così. Anche in mezzo a tutti quegli odorisaporisuoni.

Soprattutto in mezzo a quegli odorisaporisuoni.

E quando lei lo perde, in mezzo al trambusto allegro del mercato, le basta alzare lo sguardo per allacciare lo sguardo di lui e ritrovarsi.

Forse è così che deve andare.

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