Mi hanno insegnato che fissare non va bene

lente

Mi hanno insegnato che fissare non va bene, che è maleducazione, che nononono non si fa! Cresciamo con questa convinzione e secondo me, un pochino (ma si sa, io sono strana) disimpariamo a Guardare, guardare davvero, che è diverso da vedere. E quindi ognuno vive nel suo mondo, nella sua vita, nella sua piccola scatolina senza volersi (doversi) preoccupare di quello che accade al di fuori dei bordi di cartone del suo piccolo mondo-scatola.

Io lo trovo abominevole.

Comunque tutti questi diktat non hanno portato molto frutto, visto che hanno fatto di me un’osservatrice folle e quasi maniacale. Non osservo tutti, mica tutti sono interessanti. Certi ragazzi con l’aria annoiata, strafottente e con l’espressione ebete si meritano appena appena un’occhiata di sfuggita, un pensiero (non stupendo ma tremendo) e un’alzata di spalle poderosa. Il tutto si traduce molto probabilmente (a volte mi è stato fatto notare, ebbene si) in una mimica facciale che aiuta chi è osservato a decifrare i miei pensieri (quella sta pensando che faccio schifo) e no, non ci vuole una persona molto acuta. La mia mimica è spaventosamente efficace. Ahimè.

Ma certe persone… mamma mia! Certe persone sono meravigliose, e sembrano uscite da libri, o da film. Oppure hanno modi di fare inediti, o certe cose caratterizzanti. Essere bellissimi è troppo facile, le persone troppo belle non destano la mia curiosità perchè ammetto di essere snob e le persone troppo belle mi danno l’impressione (oh-oh) di avere vita facile e dunque perdono immediatamente punteggio ai miei occhi. Ma le persone sono uniche nel loro genere e volendo se ne potrebbe fare un hobby, un hobby di una vita.

Facce facce facce facce gesti gesti gesti odori odori odori movimenti movimenti movimenti io ne vengo irrimediabilmente attratta nonostante la mente affollata di pensieri o di preoccupazioni di cose più gravi o di cose da fare gente da vedere appuntamenti da rispettare. Una cosa che penso spesso è se sono amati, se sono felici, se qualcuno li bacia, li stringe, sussurra il loro nome. Li immagino sorridenti e affascinati, rilassati e tramortiti d’amore.

La ragazza, sulla ventina, corpo morbido ma non grasso, aveva grandi occhi marroni truccati di nero e una generosa dose di mascara che faceva da cornice a uno sguardo liquido e profondo. Liquido, profondo e immensamente triste. Continuava a spingere il pulsante sul suo ipod per riascoltare la stessa canzone, probabilmente la più triste mai scritta e intanto si asciugava le lacrime, si soffiava il naso e, quando gli occhi si facevano appena più asciutti ecco che un nuovo conato di dolore le storceva i tratti del volto e le lacrime minacciavano di scendere sulle guance morbide. Avrei voluto fare qualcosa, ma ecco che i diktat con i quali cresciamo distorcono la bellezza di essere pietosi l’uno nei confronti dell’altro. Se non fossimo così pieni di restrizioni, di obblighi, di diffidenza anche… beh si, io avrei fatto qualcosa. Era davanti a me, avrei potuto allungare una mano, stringere un ginocchio, fare un sorriso.

Probabilmente mi avrebbe preso per omosessuale (vabbhè) o per una molestatrice (eh no eh) o per una che non si fa i cazzi suoi (a questo siamo) ma magari… magari si sarebbe tolta le cuffiette e avremmo parlato. E magari le avrebbe fatto bene. E magari avrebbe smesso di piangere e di ascoltare quella canzone lamentosa e strappabudella. E magari avrebbe fatto bene anche a me, parlare con lei. E magari… ma non ho fatto niente, l’ho guardata piangere appoggiata a un finestrino e poteva soffrire per qualsiasi cosa, qualsiasi. In un mondo perfetto non ci vergogneremmo di essere, semplicemente, spontanei. E io credo (si, lo credo!) che sarebbe un mondo di gran lunga migliore (non che ci voglia molto, santo dio).

Scusa, ragazza triste, perchè pur osservandoti e guardandoti davvero (quasi che il tuo dolore fosse il mio, a un certo punto, quasi che tirassi fuori anche le mie, di lacrime) non ho fatto niente. Ma la prossima volta, chissà… basta imparare a guardare davvero.

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3 thoughts on “Mi hanno insegnato che fissare non va bene

  1. Ti capisco benissimo, anche osservo avidamente chi mi circonda e gli cucio addosso le storie che immagino su di loro.
    Sappi però che non credo tu debba delle scuse alla ragazza; sono convinto che l’iPod che ascoltava fosse il suo scudo personale verso il mondo, il muro che la separava e proteggeva la sua solitudine. Ci sono dei momenti in cui qualcuno vuole rimanere solo con sé stesso, riflettere ed elaborare.
    Ed in questi momenti è difficile che un qualsiasi gesto di vicinanza possa essere considerato il benvenuto.

    —Alex

  2. Forse le uniche scuse le devi a te stessa… e’ a te stessa che devi una carezza, un abbraccio… lei come te … te come lei… ❤

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