Se tu non fossi tu

biforcazione per fontepaurosa

<<E se tu non fossi tu, chi saresti?>>

<<Se io non fossi così piena di paure, così pigra e così opportunista, dici?>>

<<Si, esatto…>>

Il primo sole, dopo un inverno non troppo freddo ma sicuramente troppo lungo, li ha fatti uscire dal loro torpore, quello nel quale a loro piace stare. Pomeriggi e fine settimana interi davanti alla televisione (a casa di lui o di lei non ha importanza) a mangiare cose poco sane, bere cose poco sane (bibite o vino o peggio), sparlare di conoscenti o ex conoscenti (il passatempo preferito) o ex e basta (secondo passatempo preferito ma pericoloso perchè loro stessi sono ex l’uno per l’altra, il che crea sempre un pò di imbarazzo).

I due, quindi, camminano nel caos della gente di città uscita dalle bare (pardon… case) sbuffando e spintonando, odiando i passeggini che occupano lo spazio di un suv e che tanto per cambiare sono guidati da mamme troppo impegnate a guardarsi nelle vetrine o da padri troppo rincoglioniti. Risultato? Le ruote o passano sopra i piedi o mordono i calcagni; a volte fanno entrambe le cose. Insopportabile.

<<Sarei una scrittrice. Scriverei romanzi che verrebbero letti prima in Italia e poi all’estero. Forse avrei un nome d’arte, o forse no. Adoro il mio nome, lo sai vero? Vivrei in una casa meravigliosa un pò vittoriana, avrei un grande portico con un dondolo e tanti gatti e tante piante alle quali non provvederei io ovviamente. Sarei ricca ma non troppo. Ricca da governante ma non da Ferrari, ecco. Una ricchezza moderata e consapevole. Scriverei di notte e di giorno farei altro. Cosa ancora non lo so. Probabilmente anche niente. I miei libri avrebbero copertine meravigliose e carta riciclata all’interno. Bella profumata e leggera. La gente mi riconoscerebbe, farei presentazioni e viaggerei e conoscerei gente e sarei bella e misteriosa ma mai spocchiosa. Intrigante e affascinante, a suo agio sempre e ovunque. Firmerei i libri con una penna, sempre la stessa, con un tratto leggero e sinuoso.

Sarei una libraia, avrei una libreria tutta mia, spaziosa e accogliente, fatta di legno scuro e profumato, con finestre enormi e altissime, libri libri libri e ancora libri. Sul pavimento di legno grezzo, grandi e spessi tappeti. Novità ovviamente ma anche pezzi rari e preziosi, prime edizioni per intenderci. Saprei consigliare, sorriderei spesso e la gente sceglierebbe la mia libreria proprio grazie al mio sorriso aperto e sincero; il sorriso di chi sta bene al mondo, di chi sa fare il suo lavoro e ha piacere di condividere col prossimo la sua passione. Penserei a tutto io, non avrei bisogno di qualcuno che venisse a pulire, ad esempio. Alla sera, dopo la chiusura, sarebbe meraviglioso potermi prendere del tempotra i miei libri. Sì perchè sarebbero miei, mie creature. Li conoscerei tutti, li carezzerei uno a uno, ogni dorso, ogni scaffale.

Sarei una fioraia di paese, con un negozio piccino piccino e la gente verrebbe prima per parlare e poi comprerebbe anche i fiori. I miei fiori sarebbero tutti ordinati e curati e ci parlerei, con loro. Terrei un piccolo cane in negozio a farmi compagnia, ma alla fine agognerei alla solitudine visto che tutti passerebbero di lì e si fermerebbero a parlare con me per raccontarmi le ultime novità. Alla sera sarei stordita di parole, confidenze, segreti, pettegolezzi, dolori e ansie e gioie di tutta una moltitudine di persone.

Sarei una fornaia, avrei un piccolo e delizioso forno, magari in montagna. Un piccolo negozio ma tanto pane profumatissimo e torte e magari pasticcini. Latte fresco, anche. L’odore del mio forno attirerebbe tutti e nessuno saprebbe resistere al mio pane. Avrei pane di ogni tipo! Morbidissimo e bianco, croccante e dorato, grissini che fanno cronch e che sbriciolano pezzi di paradiso. La gente non resisterebbe e pescherebbe dal sacchetto ancora prima di essere uscita dal negozio. E io sorriderei. Il negozio sarebbe sui toni del lilla.

Sarei felice, molto felice. E si vedrebbe. E la gente lo vedrebbe. E penserebbe “anche io vorrei essere felice così”.>>

<<Una gelataia no?>>

<<No, sono sicura che mi sporcherei tutta, da capo a piedi. E ingrasserei un sacco, non posso, devo tenermi in forma per diventare una scrittrice figa!>>

<<Tocca rivolgermi altrove per un gelato, allora…>>

<<C’è una gelateria qui vicino. A chi arriva prima!>> e corre via in mezzo alla gente, al caos, ai passeggini, ai trench, ai tacchi, ai profumi, agli odori, ai portici, ai sanpietrini che la fanno incespicare mentre lui, masticando un’imprecazione, scatta in avanti sicuro che anche questa volta arriverà prima lei e che, a pagare i gelati, toccherà a lui.

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