Un verbo al passato


La mancanza di qualcuno è un’ombra cattiva, quando quel qualcuno non tornerà più.images (2)

Poi invece c’è la mancanza di qualcuno che sai che tornerà, che sta per arrivare, e sai che l’attesa e quel poco di sofferenza che hai provato verranno presto spazzate via da un sorriso, un bacio, una carezza, dalla gioia di scorgere quel volto in mezzo a tutti gli altri.

E quando lo fai, la morsa sul cuore si allenta all’istante, e lui, il cuore, vivo e pulsante, sembra davvero volare, e come dicono che i dolori del parto si dimenticano quasi subito, così si dimenticano subito i dolori della mancanza non appena le nostre braccia stringono la persona che stavano disperatamente cercando.

E’ l’incontro più gioioso che ci sia, quello tra due corpi che si stavano cercando e chiamando e anche senza parole loro si parlano. Ci si tocca le spalle, ci si sorride, ci si muove freneticamente sui due piedi e si controlla che l’altro stia bene facendo un ceckup immediato, lì, sul posto.

La mancanza cattiva, invece… quella fa male.

Una persona che non torna è solo ricordo, è solo passato, è immagine bidimensionale. E’ un dolore al petto costante. E’ lo sforzo di sorridere anchese.

E’ un verbo al passato, è costante rimorso, è un costante e se invece.

E’ un’ombra nera che ti segue ovunque tu vada, è la sensazione fisica che qualcuno ti stia prendendo la cassa toracica e la stia stringendo dentro un ingranaggio micidiale.

E’ una mano enorme che prende tutto il tuo essere (non il tuo corpo in senso fisico, ma l’essere) e lo comprime, tanto che pare di implodere.

E’ un macchinario infernale che stringe i polmoni e toglie l’aria.

E’ una strada che non finisce mai, che non dona mai riposo. Com’è camminare camminare camminare senza mai vedere una casa o un rifugio? Non è forse terribile? Non è sfiancante? Tutti abbiamo bisogno di un posto nel quale tornare (o andare), nel quale appoggiare le nostre valigie, guardarci attorno e dire eccomi.

Ma se tu manchi… se tu manchi, manca tutto. Ed io, sola, viaggio in quella strada lunghissima e senza fine senza compagnia altra che non la mia voce sempre meno convinta. Non c’è sole, e nemmeno nuvole, e nemmeno cielo, e nemmeno stelle, nessuna luna. Solo io. E la strada.

Voglio una casa alla fine di quella strada.

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6 thoughts on “Un verbo al passato

  1. la casa c’è, e ti aspetta da sempre, solo che in questi tempi cupi e pieni di aspidi sibilanti e velenose che crescono nello sfinimento, nella frustrazione e nel dolore, ancora non la vedi.

  2. cara Cate, bello e coinvolgente come sempre, sempre le tue parole scritte scorrono e si rincorrono in una danza … a volte come oggi la danza pare un tango appassionato e pieno di dolore … a volte si percorre tanta strada, silenziosa, rumorosa, in salita, faticosa e poi con sorpresa si scopre che la strada che abbiamo percorso ci riporta alla casa da cui siamo partiti … solo allora ci ritroviamo finalmente a CASA e non abbiamo più bisogno di viaggiare ❤

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