Un filtro d’amore

E’ lì, sulla panchina in piazza, davanti a lei il grande Duomo bianco e rosato.

Nessuno può vedere il suo volto. Non adesso, almeno. Non adesso che è nascosto tra i palmi delle mani. Belle mani piccole e graziose che un tempo dovevano essere molto curate ma che adesso sono mangiate e opache. Stress. Ecco perchè le sue mani sono così.

Non piange, non sembra almeno. Sta solo lì, disperata e affranta.

E’ reduce da una brutta chiacchierata terminata con queste parole:< Io non posso fare niente per te, bella rossa. E’ un processo irreversibile, purtroppo. Ma stai allegra!>

Ma senza partire dall’inizio, capisco che sia tutto nebuloso. E lo sarà anche una volta spiegato, credetemi.

Lei si chiama… no, non ve lo dico, non ha nessuna importanza.

Ha i capelli rossi, e questo l’ho già detto. Ma non ho detto quanto rossi e quanto folti. Una specie di demone, pare. E’ bella, bellissima. Uno sguardo come una furia, pelle bianca come la neve, labbra piccole, lucide e levigate. Occhi blu come il mare. Insomma… è bella. Molto bella.

E’ così bella che gli uomini se ne innamorano perdutamente, ma rinunciano subito.

“Figurati se una così guarda me”

“Manco ci provo”

“Come minimo avrà un carattere orribile”

E così, come la volpe con l’uva, per timore di essere respinti trovavano le scuse peggiori. Tutti i motivi erano validi per non sentire un diniego. Eppure lei non aveva affatto un cattivo carattere, anzi. Era molto intelligente, molto brillante, molto seria sul lavoro. Ma in effetti, se mai qualche uomo avesse provato ad approcciarla, avrebbe ricevuto un sonoro no.

Il problema non erano loro, ma lei.

La bella rossa aveva solo un uomo in testa. L’unico uomo che ovviamente non si era mai accorto di lei. Un artista, un estroso, un allegrone, un cuor contento. Dipingeva. E troppo preso dalle sue tele non si era mai reso conto che la ragazza avrebbe fatto carte false anche solo per un suo saluto.

Lei lo conosceva, avevano fatto il liceo insieme, e lui non si era mai spostato dalla città. Era cresciuto senza perdere una goccia del fascino dei diciotto anni, acquisendo il fascino tutto particolare e seduttivo del quasi quarantenne. Single era single, di questo lei era sicura. Non che lo seguisse sotto casa, no, non poteva farlo, ma arrivava alla casa prima. Non era di certo la stessa cosa, continuava a ripetersi lei.

Insomma, dopo anni di questa cosa strappalacrime e da latte alle ginocchia una sua amica le consigliò per l’ennesima volta di rivolgersi alla maga del paese. Era una signora anziana e molto… particolare conosciuta non solo in città ma fino a su, sulle colline e oltre. Aveva predetto alcune cose, se ne era lasciata sfuggire altre e a questo punto nessuno aveva ancora ben chiaro se fosse una maga o una ciarlatana. Comunque ci andavano, lasciando molto denaro e tante speranze. Dalle malattie più terribili ai…filtri d’amore.

Esattamente. Si, lo so che avevo detto che è brillante e intelligente. Ma tutti facciamo degli errori, no? A la guerre comme à la guerre.

Andò dalla maga, che si era calata così tanto nel ruolo da avere una specie di casa degli orrori e manciate di gatti neri e mentre ne scansava uno o due scuoteva la testa rossa e pensava sono una cretina, ma poi proseguiva.

Andò a finire che parlò con la vecchia megera (che in testa aveva un gatto grande e uno piccolo) e ottenne il suo incantesimo d’amore. Bastava che si presentasse a casa di lui di mattina presto il giorno dopo e l’incantesimo si sarebbe attivato automaticamente. Sembrava piuttosto facile, così, per non sbagliare, ci provò.

Pensate che funzionò?

Funzionò eccome! Chris, il ragazzo artista un pò sulle nuvole si innamorò davvero di lei. Davvero le chiese il numero di telefono, davvero la invitò poi a uscire, davvero le offrì una cena sontuosa e romantica, davvero la invitò a casa sua, davvero le fece l’amore in mille modi e maniere.

La ragazza rossa non era mai stata così felice. Erano una coppia. Erano una coppia!

Le arrivavano messaggini tenerissimi d’amore, tanti messaggini…

La andava a prendere a casa, la portava al lavoro, la andava a prendere in pausa pranzo, mangiavano insieme, la riportava in ufficio, la tornava a prendere quando staccava.

Le arrivavano messaggini, tanti messaggini…

A volte si fermava da lei prima per cena, poi per un film, poi a dormire.

Le arrivavano messaggini, tanti messaggini…

Le fece conoscere tutti i suoi amici, prima uno alla volta, poi a gruppi interi, urlando questa è la mia donna.

Le arrivavano messaggini, tanti messaggini. E mail, tante mail…

Lei sorrideva e si beava di quell’amore, anche se a volte tutti quei messaggini la inquietavano un pò. Provò a contarli, un giorno. Erano duecentodue. Duecentodue messaggini in un giorno. In pratica finiva un piano tariffario in tre giorni o poco più, aveva calcolato lei.

Era mercoledi e gli disse che grazie ma avrebbe pranzato con la sua collega e lui si gettò in mezzo al corridoio piangendo. Alla fine pranzò con lui, molto dubbiosa e si, un poco infastidita. Quando provava a parlare alle sue amiche di questo fidanzato molto presente, veniva guardata male e severamente.

<Ma come??!! Hai rotto per anni e adesso ti lamenti?! Ma vergognati!>

E lei, pensando che era proprio un’ ingrata, correva da lui.

Lui non dipingeva più. O meglio, dipingeva. Ma solo lei. Ovviamente gli acquirenti non ne potevano più di quella rossa che si, era bella, ma loro erano abituati ai paesaggi, alle campagne, alle colline, ai laghi, alle cose solite e invece questa rossa era ovunque.

Da nessuna parte invece erano i soldi, perchè Chris non vendeva più nemmeno mezza tela.

<Figliolo, o la smetti con questa rossa o finirai male!> gli diceva il suo gallerista che comunque, dopo qualche giorno, lo mollò.

E così la rossa si trovò Chris in casa.

Sorriso splendente, tele sotto braccio e una valigina semivuota. Sono qui disse, sono qui. Lei si sentì frantumare qualcosa dentro. E quando i messaggini cominciarono ad arrivare anche di notte quando erano nella stessa casa, lei davvero si chiese che diavolo avesse combinato la vecchia megera di gatti munita.

E con la casa piena di cuori gonfiabili (comprati con i suoi soldi), cartelloni con scritto ti amo, cenette guarnite con cuori rossi e rosa, fiori rosa e odorosi ogni sera sulla tavola, un gattino (!!!) chiamato Rouge per casa, e all’attivo trecento messaggini al giorno, tornò dalla vecchia pazza. E quello che si sentì dire fu esattamente quello che vi ho riportato.

Capite, adesso, perchè è così affranta, vero?

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