La mostra di fotografia

<Insomma, e alla fine? Cos’è accaduto? Non mi hai mai raccontato niente.> azzarda guardandola di sbieco attraverso le strade affollate del centro cittadino.

Era insolito trovarsi lì, di sabato e di giorno, poichè entrambi avevano una vera idiosincrasia per le vasche in centro. Ma le cose erano andate così: c’era una mostra fotografica che a lei interessava e l’unico che aveva accettato di immolarsi era stato lui anche se solo perchè non ho niente da fare oggi. Una ruota di scorta. Ma visto che odiava fare le cose in solitudine, aveva accettato di buon grado la sua (annoiata e poco interessata) compagnia alla mostra.

E così eccoli li, nel pieno centro storico della loro città, avvolti e avviluppati da centinaia di mamme papà bambini ragazzotti con le braghe in fondo ai piedi un sacco di extracomunitari (la maggior parte, a dirla tutta) bar tavolini spritz bianchetti e altre favolose amenità figlie del fine settimana. La mostra era stata una noia mortale, ma ovviamente lei non lo avrebbe mai ammesso. Tanto che, prima della frase di lui, la ragazza stava spendendo fin troppa energia per ricordare foto dopo foto e dettaglio dopo dettaglio.

Ma lui, negli anni, ha imparato a non darle corda.

Ed è per quello che ha cambiato argomento.

Tra tutti, ha scelto il più scottante. La verità è che davvero non ne sa niente e che davvero vuole saperne di più.

Lei lo guarda, deglutisce, guarda per terra, guarda di nuovo lui.

<E’ andata che qualche giorno fa l’ho rivisto. Si si, proprio così. Sono passate forse due settimane. L’ho visto qui in centro. C’era lei, con lui. Li ho visti anche se c’era il caos… era l’ora dell’aperitivo e lo sai com’è qui… banchieri, notai, ragazzini, impiegate… tutti a farsi un aperitivo prima di tornare a casa a fare la solita vita di sempre. Li ho visti perchè facevano luce. Era impossibile non vederli, semplicemente.

Ho visto la mani di lui sulla schiena di lei, dove comincia il sedere. La teneva lì ed era perfettamente a suo agio. Lei è alta come me, ma è molto bionda, ha la fronte molto spaziosa, le labbra molto grandi, gli occhi un pò sporgenti.>

<Una rana?!>

<No, non una rana! Sarei falsa se dicessi che è brutta. E’ una donna molto sensuale, si muove come ballando sulle punte. Flette le ginocchia in un modo che mi è parso bellissimo e ne sono stata invidiosa e gelosa al tempo stesso. E’ molto magra, direi troppo. Forse balla davvero, sai, devono essere leggere blablabla. Il collo è lungo, la pelle bianca. Non mi sono mai piaciute le donne bionde, mi hanno sempre detto poco. Ma lei, devo ammetterlo, è l’essenza della femminilità. Di sicuro non calza anfibi come me, o di certo non si veste di nero come me. E di certo non ha capelli corti come i miei. No, lei ha serici capelli lunghi fino a metà schiena e indossava un vestito bianco, tagliato a trapezio, in stile anni ’60.  Ai piedi, ballerine blu. Al collo, una sciarpa di seta blu.

<Non era seta, era sicuramente presa al mercato a cinque euro…>

<Era seta, era seta. So ancora riconoscere la roba di qualità! Lasciami finire, o stanotte saremo ancora qui!>

<Io non ho impegni fino a domattina…>

<Io si, quindi zitto. Era felice. Io non l’ho mai visto così. Guardava a destra e a sinistra per lei, la sospingeva delicatamente per intimarla e incoraggiarla ad attraversare la strada, le sussurrava cose all’orecchio e lei rideva o sorrideva piano. Si sono fermati a salutare una coppia di amici – non li conoscevo, devono essere amici nuovi – e lui le teneva le mano, gliel’ha anche baciata a un certo punto, e lei si è girata e gli ha dato un bacio sotto al lobo. Quelle cose che di solito mi fanno venire il vomito ma in quel contesto no, perchè erano davvero tutto ciò che di più bello e vero c’era in quel momento e in quel posto.

Si vede quando la gente è felice, accidenti. Si guardano le vetrine in modo diverso, si cammina in modo diverso, si parla in modo diverso. Era leggero, sciolto, a suo agio. Potevo sentire il suo cuore battere sereno dentro al suo petto, a un ritmo cadenzato e rilassato. Era rilassato perchè era con lei, perchè il suo mondo iniziava e finiva lì. Sono entrati in un negozio e lei ha voluto provare un paio di pantaloni color sabbia; gli ha lasciato la borsetta e si è ficcata dentro un camerino. Mentre lei non c’era lui aveva gli occhi puntati sulla tenda, come se non vedesse l’ora di vederla ricomparire, come se il tempo senza di lei scorresse troppo lentamente. Quando poi lei è uscita con addosso questo paio di pantaloni – ovviamente le stavano un incanto – lui ha lasciato andare il fiato e ha fatto un sorriso così sincero e così grande e così genuinamente felice che non ho potuto fare a meno di aggrapparmi ad una colonna del porticato.

Ho stretto i denti così forte che ho sentito uno scricchiolio, ho visto il pavimento avvicinarsi e allontanarsi, ho dovuto deglutire la bile che mi era salita alla gola, ho chiuso gli occhi e li ho riaperti, imponendomi la calma. Ho pensato mille cose in un momento. Ho pensato che se fossi svenuta sicuramente lui mi avrebbe vista, attirato dal caos. Ho pensato che avrebbero pensato che ero una drogata, ho pensato che avrebbero chiamato l’ambulanza e che non avevo un completo intimo decente, ho pensato che dovevo andarmene. Allora ho contato silenziosamente fino a tre e mi sono allontanata dal camerino, da lui, dal negozio, dalla colonna e dal centro. Sono risalita in auto, mi sono sentita terribilmente sola, e poi, quella sera, sei capitato a casa mia.>

<Ma dai!>

<Si, ricordi? Avevi preso troppo cibo cinese e non sapevi che fartene, mi hai detto smezziamolo, ti ho detto allora rimani hai detto va bene allora rimango. Abbiamo stappato una bottiglia di vino bianco che era in frigo, rimasuglio di quella festa che feci tre mesi fa. Abbiamo ascoltato musica.  Sei andato a casa un pò brillo, e prima di chiudere la porta ti ho detto grazie e tu grazie di che e io non ho risposto niente. Mi avevi salvato da una sbronza solitaria e da un fiume di lacrime senza controllo. Ecco com’è andata a finire, poi.> Lei lascia uscire l’aria che aveva nei polmoni, accumulata per nervosismo.

<Non era affatto male la mostra di prima, facciamo il secondo giro?> e poi scoppia a ridere, baciandola sulla fronte.

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7 thoughts on “La mostra di fotografia

  1. posso solo ripetere quanto ho già detto: scrivi molto bene. E’ una capacità rara. Molto rara. Mi viene da definirla un dono. Lo dico con piena sincerità.

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