Tutto è curiosità, solo curiosità

La mattina ha sempre lo stesso sapore, da ogni angolo la si guardi e la si viva.

Le mie mattine sanno di nebbia e di nuvole. A volte in estate di crema solare, anche se sono in città e devo andare in ufficio. Le mie mattine non sanno mai di caffè, perchè io il caffè lo odio. Le mie mattine, se mai ci fosse una mattina da sogno, una giornata da sogno, una vita da sogno, saprebbero di paneburromarmellata. Un panino morbido pieno di mollica, non le fette biscottate che mi tagliano il palato. Appena appena caldo, non croccante.

Ma le mie mattine sono decisamente più spartane, assolutamente meno romantiche, sicuramente più frettolose e ansiogene. Dedico il giusto tempo al trucco, che è poi il mio personale modo di prendermi cura di me stessa; diciamo che forse allora preferisco quello a paneburromarmellata, che, se rinunciassi a truccarmi ci starebbe una colazione comediocomanda. Invece mi trucco. Anzi. Mi lavo il viso – acqua gelata e brivido lungo le braccia- picchietto il fondotinta, dò una spolverata con cipria fissativa, una generosa dose di mascara, un accenno di fard rosato sulle gote e sono pronta.

A volte, quando posso e quando le finanze me lo permettono -non spesso- mi concedo una colazione al bar perchè se c’è una cosa che amo fare è mangiare da sola. Pranzo, colazione o cena, poco importa anche se, devo ammetterlo, la colazione è la cosa più rilassante in assoluto. Odore di paste, odore di risveglio, visi stravolti, si è tutti più inclini al sorriso e al perdono reciproco. Scene strappalacrime, oserei dire. Prego si figuri faccia lei, ma no lei, ma no lei, ma vada vada pure, no no dopo di lei! E altri salamelecchi di questo tipo. Noi esseri umani, alla mattina presto, siamo deboli e indifesi come micini appena nati. Mi piace per questo, la mattina al bar. Succo alla pesca rigorosamente freddo ghiacciato, pasta vuota, e giornale locale. Non capisco niente di politica, non mi interessa un accidente dello scenario mondiale. Mi rilassa (spero non mi giudicherete troppo male) leggere piccoli episodi di microcriminalità cittadina, invece. Furtarelli, scippi a vecchiette e altre cosucce. Sbocconcello, bevo, leggo. Sbocconcello, bevo, leggo. A volte sorrido. A volte proprio ridacchio. A questo modo ho incontrato parecchi uomini interessanti perchè si sa, una donna che ride sbocconcellando e leggendo e bevendo fa sempre un pò simpatia.

Ma sto divagando, naturalmente.

Quello che sto per raccontare è successo non molto tempo fa.

Ogni mattina scendo, apro la porta, spingo il pulsantino di apertura delle portiere e salgo sulla mia bella e lucidissima auto nera. Ho milioni di difetti, alcuni davvero imbarazzanti, ma se c’è una cosa sulla quale non transigo e non faccio eccezioni è l’auto. La mia auto è sempre pulita, lucida e splendente. Sembra una di quelle macchine che si prendono a noleggio, che sanno sempre di nuovo e non hanno niente di personale. Potete storcere il naso finchè volete, a me piace così. La s-personalizzazione dell’auto è la più alta forma di personalizzazione per me.

Salire su un’auto pulita fa tabula rasa dei miei crucci, quando ne ho.

Divago ancora.

Quella mattina ero particolarmente distratta, ma non ho potuto non notare un piccolo biglietto sotto al tergicristallo destro. Ho preso il biglietto, l’ho aperto – era piegato in due – e l’ho letto.

<<Incredibile, un ammiratore segreto!>> ho esclamato in mezzo alla strada – una anonima strada del centro storico, piena di di alberi e fiancheggiata da una pista ciclabile.

BUONA GIORNATA, SONO CON TE

Pochissime parole, calligrafia secca, maschile ed elegante.

Ho ripiegato il biglietto, l’ho infilato in tasca e mi sono diretta al lavoro pensando a chi potesse essere il mittente di quel biglietto. Guidando, l’ho tirato fuori un paio di volte. L’ho perfino annusato, ridendo poi tra me e me per quel gesto senza senso.

Comunque la giornata mi ha avviluppata e ricoperta come un manto pesantissimo, e ho archiviato l’episodio.

Ma il giorno dopo, sotto il tergicristallo destro

BUONGIORNO, CARA. VEDERTI RIEMPIE IL CUORE.

Ancora!

Ho ripiegato il biglietto e l’ho messo in tasca, facendomi un appunto mentale di tenerli tutti insieme, non perderne nemmeno uno e possibilmente, metterci sopra la data.

Ho fatto tutte queste cose per giorni che sono poi diventati settimane. Speravo che la giornata passasse in fretta, perchè arrivasse mattino e potessi leggere le sue parole.

I biglietti erano diventate vere e proprie lettere che leggevo fuori dall’auto, in piedi. Poi mi guardavo intorno, senza mai vedere nessuno.

Le lettere parlavano d’amore, naturalmente. E di me. A volte anche di lui, ma in maniera confusa e poco precisa.

Ogni vicino di casa era indagato, sospettato, scrutato. Non ho mai visto nessuno avvicinarsi alla mia auto, e una mattina piovosa non ho trovato nessun biglietto. Ho pensato, indispettita, che allora il suo amore doveva essere ben labile per farsi fermare dalla pioggia. Sarà perchè io, quando amo, lo faccio totalmente e pazzamente.

Comunque ho aperto la portiera e per terra è caduto un piccolissimo involto di cellophane per alimenti e dentro, il biglietto, minuscolo.

NONOSTANTE TUTTO, CON TE ANCHE OGGI.

Ho sorriso intenerita, ho mandato un bacio all’aria e mi sono sentita subito meglio. Semplicemente, lui era diventato parte della mia giornata. Mi pareva che fosse tutto cò che avevo sempre cercato e mai trovato in un uomo. Ovunque mi girassi trovavo uomini troppo sciocchi, troppo egocentrici, troppo ignoranti, troppo poveri, troppo ricchi, troppo sposati, troppo tristi, troppo palestrati, troppo interessati alle donne e troppo tantissime altre cose. Li frequentavo, a volte mi infatuavo pure, ma ero costantemente insoddisfatta e, alla fine, sicuramente sfiduciata e stanca.

Lui mi pareva -ma lo era davvero- semplicemente perfetto.

Era colto, spiritoso, interessante, mai volgare, romantico, mai invadente.

Mi teneva all’amo manovrando una canna da pesca intrisa di curiosità.

Non ne ho parlato con nessuno, nemmeno con le mie migliori amiche. Un pò per pudore, un pò per vergogna. Temevo mi giudicassero male, o infantile, o che gettassero fango su una cosa che mi pareva niente meno che deliziosa.

Una notte sono scesa, ho messo un biglietto sotto al tergicristallo sinistro e sono tornata a letto.

BUONGIORNO A TE

c’era scritto.

La mattina dopo il mio biglietto non c’era più, ma c’era invece un biglietto sotto al tergicristallo di destra.

Un numero di cellulare.

Il cuore mi è balzato nel petto e non ho potuto fare a meno di sorridere. “Finalmente!” ho pensato.

Ho atteso tutto il giorno, mica potevo chiamare dall’ufficio.

Ho atteso la sera, ho cenato con calma, cercando di frenare il battito del cuore e di darmi un contegno.

Ho girato per la casa, accarezzato il gatto, andata in cortile, guardato la macchina, tornata in casa accarezzato il gatto guardata allo specchio sospirato preso il telefono messo giù il telefono respirato a fondo preso il telefono andata giù tornata su fatta soffiare dal gatto che non ne poteva più di vedermi così preso il telefono e messo giù.

E se fosse brutto, se avesse una voce orribile, se lo conoscessi se fosse pericoloso se fosse un minorenne se se se se.

Insomma alla fine mi sono versata tre dita di vodka e ho chiamato.

Anzi, tre dita di vodka, seduta sul divano e… ho chiamato.

Ha squillato un sacco di volte.

Stavo per mettere giù, stavo già pensando massì ebete di una, cosa pensavi, che ti rispondesse qualcuno?

<<Ohi non ci speravo più! Scherzetto!>> ha urlato la mia amica Giulia.

 

 

 

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