Quando una giornata parte male

La giornata è stata durissima, piena di contrattempi, velocità insostenibili, litigi, musi lunghi, incomprensioni, debolezze.
Una di quelle giornate che pensi debbano durano anni, una di quelle giornate che per forza di cose prendono a braccetto un tempo insolitamente grigio, temperature più basse della media e autostima sotto i piedi.

La città non dice mai niente in questi casi, niente a cui appigliarsi. Impossibile trovare motivo di godimento.
Impossibile aggrapparsi a qualcosa di vagamente bello, piacevole o anche solo nuovo.
Le città, in casi come questi, diventano ulteriore motivo di disturbo; e i gas di scarico, e le auto, e i semafori perennemente rossi, il bar preferito chiuso, le persone ormai piccoli automi casa-lavoro-casa con brevi intervalli casa-rottura di cazzo-lavoro-rottura di cazzo-casa-rogna da risolvere.

Poi cosa si fa? Si sale in auto e si pensa che magari… un po’ di musica… ma certo! Canzoni orribili, deejay insopportabili e infantili… ottimo.
Spegnere la radio e’ l’unica soluzione percorribile.

L’unica è chiedere aiuto alle amiche… loro si, che ci sono sempre!

Non stasera, ovviamente.

Una va a tennis, una è fuori di testa, una è ancora in ufficio, una non è reperibile, una fa corsi niueig…

La giornata, stanca, si trascina sui gomiti.

Ultima tappa, casa. Ci si consola con la rassicurante quotidianità di una casa non ordinata ma accogliente e pulita, una doccia profumata e calda, un paio di pantaloni morbidi, una maglia vedononvedo per far felice anche lui ogni tanto, un intimo coordinato e malizioso, una crema morbida da spargere e massaggiare dal collo alle caviglie, la voluttà di non doversi truccare o pettinare che tanto va bene così.

E poi fingere di stupirsi e fargli tanti complimenti perchè ha preparato qualcosa da bere e da stuzzicare prima di cena, che avete deciso insieme sarà cinese da asporto. Che alla fine, per cosa si vive a fare, se non per queste cose? I piccoli gesti ripetuti e familiari di una vita ritagliata su misura, di un uomo conosciuto e straconosciuto, di gesti previsti e prevedibili, di odori e suoni che quando ci sei ti sembrano sempre la solita minestra ma che, quando non ci sei, ti mancano da morire.

E’ questa qui, la vita. E’ per questo che vale la pena fare tutto ciò che si fa, riflette lei guidando pensierosa per le vie del suo quartiere.

I vicini di casa, i pratini curati, i cani che le abbaiano ancora dopo anni, i garage ordinati e odorosi, i balconi fioriti, quella buca che nessuno si decide a riempire, quel parco lasciato andare, quelle panchine monche e sbilenche.

E quando parcheggia l’auto fuori da casa quasi le batte il cuore dall’emozione, dopo una giornata così, e pregusta tutto quello che verrà, che non sarà altro che noiosa quotidianità. Magari domani. Non oggi. Oggi non è noiosa quotidianità, ma agognato riposo.

Deve ancora tornare, lui. Allora prima farà una doccia e poi, magari, sarà lei a preparare un aperitivo per lui; anche se non ne capisce niente di vini e di aperitivi e di tutta quella roba lì. Butterà in tavola due patatine, due noccioline un vino bianco a caso sperando non sia dolce.

Poi entra in casa e annusa un odore che non capisce cosa sia, poi girando per la casa capisce e capisce che è l’odore dell’assenza. Vola in camera da letto, trova tutto in ordine, quasi tira un sospiro di sollievo ma prima apre l’armadio e scopre che è vuoto, va in bagno e l’anta è vuota della sua roba, va nell’armadio della roba invernale ed è vuota anche quella.

Si guarda allo specchio e per un momento ha l’idea di essersi inventata tutto. Lei non abita qui lei non aveva un compagno lei era sola lei non abita in questa città di chi è questa casa come ci sono arrivata eppure sapevo dove trovare la camera da letto fammi vedere se ci sono foto in giro. E le foto ci sono, lui ne ha presa solo una, una di quelle belle fatte tanti anni fa in toscana, vicino a Siena, in un agriturismo tipico e piccolo con proprietari tipici e compagnoni. La foto l’aveva fatta proprio il gestore, un omone grande e grosso dal naso sempre un pò rosso “un bacino ragazzi, su!” e loro si erano baciati davanti a quel quasi sconosciuto e la foto era venuta bene, trasmetteva allegria e vacanza e aria fresca. Quella foto era sparita, in effetti. Ma tutte le altre c’erano.

Lei da sola lui da solo loro e amici loro due insieme in barca loro due insieme su un prato lei davanti a una chiesa a Roma lui davanti alla stessa chiesa a Roma loro a Firenze a Londra sul letto un pomeriggio d’inverno nel quale si stavano annoiando e non sapevano che fare. La casa era piena di questi ricordi e lei li toccava e sorrideva e piangeva e chiedeva perchè a bassa voce e pensava che quando una giornata parte male poi non c’è modo di farla finire bene mai perchè si può solo peggiorare.

E la sua era peggiorata eccome, pensava annusando quell’odore di mancanza.

 

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11 thoughts on “Quando una giornata parte male

  1. Una provocazione…
    Ma alla fine siamo sicuri sia proprio finita peggio?
    Invece di odore di mancanza non potrebbe essere odore di libertà? (magari misto ad odore di paura per un nuovo futuro incognito?)

    —Alex

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