Nonsentoniente – 2

Le pillole funzionavano eccome.

Una al giorno, di un rosa tenero e accattivante. Le teneva dentro una bella scatola di metallo porta biscotti, di quelle dalla foggia antica. Per pudore, le nascondeva alla vista. Per pudore di chi, non lo sapeva, visto che casa sua era sempre vuota. Nemmeno il gatto c’era più. Se ne era andato anche lui, forse stufo di questa umana un pò troppo umorale, che passava notti intere fuori casa nello sballo di un locale o settimane intere sul divano di casa a guardare telefilm triti e ritriti ambientati in ospedali o stazioni di polizia.

Per quanto il tempo passasse le pillole parevano non calare mai nella scatola, e le venne in mente che forse (ma cosa stava pensando?) erano stregate. La quantità dentro la scatola non cambiava, il livello non scendeva, il peso non calava. Le pilloline arrivavano sempre al bordo, offrendo allo sguardo uno spettacolo delizioso, come di tanti bon bon alla fragola.

Il cambiamento fu anche esteriore. Una persona con meno sentimenti, con meno moti d’animo, diventa per forza anche più sicura, più forte, più spavalda. Non le importava nulla di ciò che pensava la gente, non provava timidezza, vergogna, rammarico. Camminava a passo sicuro sulla strada, occhi fissi e mento alzato. Il viso era disteso, perchè dormiva bene e profondamente, senza pensieri, dolori, accelerazioni.

Una donna sicura è una donna attraente, sopratutto di questi tempi. Veniva corteggiata, dunque.

E lei se ne accorgeva, e certi uomini erano decisamente belli, decisamente ricchi ma anche no, decisamente carismatici, decisamente simpatici, decisamente sexy, decisamente sofisticati, decisamente sportivi, decisamente romantici, decisamente generosi ma…

Nonsentoniente. Nonsentoniente.

Si accorgeva di tutto, lei. Ma non sentiva niente. Nessun palpito, nessuna eccitazione, nessun pensiero stupendo, come si suol dire.

Oh certo, anche solo per avere la prova che funzionassero, aveva delle storie; storie che ovviamente si rivelavano poco più che asettiche e smorte, private di qualsiasi umanità e debolezza umana.

La chiamavano dopo? Ok. Non la chiamavano dopo? Ok. Non le si stringeva il cuore, non ci ripensava un minuto di più, non piangeva, non litigava, non discuteva. Stava, e basta. Non poteva nemmeno sentire angoscia per quella situazione, anche se avrebbe voluto. Era in una loop micidiale di vorreisentirequalcosa-nonsentoniente.

Faceva e si faceva fare l’amore, ma era totalmente inutile, grigio, puro esercizio fisico, come andare in palestra. Non provava niente per l’essere sopra di lei, non provava niente dentro di lei, non provava niente e basta, se non un poco di sbigottimento che non riusciva mai a diventare paura vera e propria.

Eppure ogni mattina apriva la scatola, e facendolo sospirava. Tentennava un pò, ma poi ricordava (e lì quasi sveniva) le notti insonni, i pianti selvatici soffocando le urla dentro un cuscino, gli amori non corrisposti, gli amori corrisposti e poi finiti, le amicizie rotte, i sogni infranti. Scuoteva la testa e ingoiava la pillola rosa.

In qualche modo però si fece tabula rasa attorno. Non aveva senso cercare un uomo se non l’avrebbe amato. Non aveva senso coltivare amicizie se i problemi o le gioie non potevano essere condivise. Non aveva senso guardare un bel film se veniva guardato come si guarda una normale pubblicità.

Apatia. Nonsentoniente.

Arrivò l’inverno e con l’inverno i primi malanni. La ragazza era stesa a letto, febbricitante e piena di odio. Piena di odio? Piena di odio? Piena di odio per il raffreddore? Cosa? Cosa?

Pensava velocemente, la ragazza. Ed ebbe un flash. Non aveva preso la pillola, il giorno prima, stravolta dalla malattia era rimasta a letto.

Terrore. Panico. Cuore che batte impazzito. E adesso? posso ricominciare? Avrà qualche effetto collaterale? E se muoio? Ogni giorno, le aveva detto il farmacista. Ogni giorno. Le era bastato un raffreddore per dimenticarsene, stupida!

Testa che si rilassa sul cuscino. Battito accelerato. Cuore che pulsa. Caldo che sale. Testa che gira. Respira ragazza, respira.

Vestiti vai in cucina prendi la scatola esci di casa combatti la voglia di tornare indietro e metterti a letto cammina prendi un bus poi un treno poi un altro treno intanto cerca di controllare il respiro non mollare la scatola non poggiarla non aprirla non prendere niente non pensare non temere scendi si scendi ora percorri la strada di mesi fa entra nel vicolo e adesso nell’altro e nell’altro sempre più stretto sempre più stretto sempre più stretto sempre più buio trova la vetrina trova l’insegna non entrare molla la scatola all’ingresso e mettici sopra il biglietto voltati torna indietro, torna a casa. Vivi.

Sig. farmacista, butti queste pillole, le faccia scomparire, mi fido di lei. Non le dia a nessun altro, uomo o donna che sia. Le incenerisca, se le dimentichi. Dovrebbero essere nere, non rosa. Imparerò a vivere, piano piano. Senza pillole.

 

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