Cosa mi nascondi?

<<Stasera sei strana…>>

<<Lo dici col tono dell’ispettore taldeltali, cosa c’è che non va, ispettore, sentiamo!>> sbuffa lei.

<<Non… non saprei proprio dirtelo, sai? Ma c’è qualcosa, in te, che non mi convince per niente.>> e tenta – inutilmente – di infilzare con la forchetta l’ultima foglia di insalata.

La cena nel loro solito ristorante per l’estate (ne avevano uno per ogni stagione, questo era appena fuori città, tra la periferia sud e le colline, qualcosa che desse l’impressione di essere al fresco anche se si continuava a sudacchiare) stava volgendo al termine. Il termine della cena non coincideva col termine della serata, ovviamente; quella sarebbe proseguita a spasso per le campagne, a volte in città, a volte a casa di lui, a volte a casa di lei, a volte facendo improvvisate ad altri amici nei dintorni.

Comunque lui si alza per pagare (questa sera tocca a lui) e la raggiunge nuovamente al tavolo in angolo. Le porge elegantemente una mano e: <<Prego, Madame!>>. Lei la prende ridendo ed escono, salutando, dal locale.

La macchina scivola silenziosa ma decisa attraverso le strade estive poco trafficate.

<<Gelato?>> chiede lei.

<<Sono con te. Però per me…>>

<<Granita, lo so, quanto sei noioso!>>

<<E per te nutella e fragola, quanto sei prevedibile!>> essere amici da così tanti anni ha i suoi pregi, ma anche i suoi difetti.

Alzano la musica quando all’improvviso lui inchioda.

<<Mi stai sempre dietro, e mai davanti! Mi sei stata davanti anche a tavola, mentre tu ti metti sempre al mio fianco, così da non dover alzare la voce!!! Cosa. Mi. Stai. Nascondendo?>> la voce è visibilmente alta e alterata.

La ragazza si gratta il naso.

<<E ti stai grattando il naso!!! Sputa il rospo, dai.>> “Decisamente, conoscersi da così tanti anni ha i suoi svantaggi”, pensa lei.

<<Non ho niente, figurati, sei fuori?! Solo perchè cambio posto a tavola? O mi gratto il naso? No dico… sei normale? Ecco, adesso mi gratto anche uno stinco, e anche il braccio, e anche il collo, e anche la testa, e anche il mento, ecco, contento?>>

<<Va bene, ti stai agitando, è sempre più sicuro che tu mi stia nascondendo qualcosa. Adesso me lo dici, però. Cos’hai? Chi hai incontrato? Ti ha offerto della droga? La avrai accettata pensando fosse una zigulì, lo so… poi cosa ti ha fatto? Ti avrà picchiata e avrai dei segni!>>

Lei chiude gli occhi, fa un respiro profondo. Si volta sul sedile dandogli le spalle e con la mano sinistra scosta la spallina e della canotta nera che indossa sopra ai jeans e del reggiseno.

Sente che lui trattiene il fiato, lo sente armeggiare, lo sente accendere le luci di cortesia dell’auto.

E poi sente la sua mano fresca sulla spalla destra.

Una carezza lenta e lunga.

Il pollice che percorre strade invisibili.

<<Dì qualcosa, però.>> prega lei.

<<… una piuma…>>

<<Pensavo qualcosa di più profondo!>> scherza lei.

<<Perchè non volevi farmela vedere?>>

<<Perchè quando… quando stavamo insieme… tu dicevi peste e corna dei tatuaggi, dei tatuatori e di tutti coloro che (parole tue) profanavano il loro corpo in quel modo osceno. Cosa dici, potrebbe essere questo il motivo??>>

<<E’ stato tanto tempo fa, non avresti dovuto darci così tanto peso. Avrei voluto venire con te, esserci.>> la sua voce è triste.

<<Sono andata sola. E’ stato questione di ventiquattro ore. Sai che ho sempre avuto voglia di farmi un tatuaggio, e sai che un pò per una cosa, un pò per un’altra, ho sempre abbandonato l’idea.>>

<<Non per colpa mia, spero!>>

<<Anche, ma è normale. Quando si ama si vuole compiacere l’altro. E’ normale, non darti pena.>> lo carezza lei che ora si è voltata. <<Che dici? Ti piace?>>

<<Pare che si sia posata sulla tua spalla, così, per caso. Che volteggiasse nell’aria e che sia finita lì, sulla tua scapola. Una soffice e bellissima piuma nera sulla tua pelle abbronzata. Si, mi piace. Ma raccontami di lei.>>

<<Tu riparti però, che stare qui fermi in mezzo a una strada non è mica normale. Dirigiti verso la collina, e io ti racconterò quello che posso raccontare.>> gli sorride lei.

<<L’idea della piuma è arrivata come una illuminazione, una folgorazione. Non sono mai andata a fondo all’idea del tatuaggio perchè avevo paura di soffrire in primis e poi perchè non avevo l’IDEA. Un qualcosa che mi desse la spinta. Il motore all’azione, se capisci cosa intendo. Poi è comparsa la piuma davanti ai miei occhi. Non la solita piuma bianca e candida. Una piuma nera.

Ho pensato che era quello, ciò di cui avevo bisogno.

Un augurio e un monìto.

L’augurio di una vita serena, leggera, lieve, morbida. Una vita non priva di paure, perplessità, difficoltà – non siamo forse uomini?- ma una vita presa un pò come viene, con la scanzonata voglia di fare dei bambini, con la sicurezza che fa tutto parte di un disegno, con la certezza che tutto ciò che viene è perchè siamo noi a sceglierlo. Che siamo noi autori delle nostre gioie e delle nostre tragedie. Un monìto a non farmi schiacciare da quello che mi pare impossibile, irraggiungibile, inaffrontabile. Un monìto a non pensare mai “Non ce la faccio”. Io sono una piuma. Io posso volare. Io sono leggera.>>

<<Perchè nera, però? Non è un controsenso?>> volta appena lo sguardo lui.

<<Lo è. Una piuma leggera, nell’immaginario comunque, è una soffice piuma bianca, di quelle che riempiono i cuscini, no? Ma io non posso essere una piuma bianca. Sarebbe come dire rinnegare me stessa. Sono neri certi ricordi, sono nere le mie paure, sono neri certi miei pensieri. Tu lo sai, sono capace di grandi discorsi, ma incapace di piccoli gesti. Il nero, a volte, mi permea completamente. Il nero fa parte di me.>>

<<Il nero è l’insieme di tutti i colori, però…>

<<E’ così. Il nero non è un colore negativo. Il nero è semplicemente l’insieme di tutti gli altri colori. Dal bianco al verde al marrone. Il nero è il colore della notte, del mare in tempesta, di certi pesci velenosi e cattivi. E’ il suono del silenzio. Me lo porto dietro, ed è il colore della mia piuma. La speranza di essere leggera e il ricordo di ciò che sono, di ciò che ero. Magari, tra dieci anni, sarò davvero una piuma… e sarò di un bel rosso acceso. E ricorderò quella ragazza dalla piuma nera. Tanto felice e tanto matta, ma che era, a volte, anche un pò nera.>>

Intanto la città si stende sotto di loro in una serata particolarmente limpida e fresca, mentre lui la guarda in un modo nuovo.

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