Ma tu, chi sei?

Lei lo ha convinto a prendere l’auto e ad andare fuori città, verso la collina. Il programma è: relax, chiacchiere e mangiata di pasta fatta in casa in una sagra poco lontana.

Adesso sono alla fase relax, all’ombra di un sottobosco, l’acqua di un torrente che accompagna i loro silenzi e le loro parole.

Hanno messo un telo per terra, lui ha le braccia dietro le testa, lei le mani incrociate sul ventre.

<Perchè sei diventata quella che sei, secondo te?> spezza il silenzio l’uomo.

<Non lo so… perchè? Come sono?> risponde torva lei.

<In nessun modo, sei e basta. Però sei tu. Perchè sei così?>

Lei socchiude gli occhi e lo guarda voltando appena la testa. Ha afferrato la domanda, ma rispondere è parecchio difficile. Dovrebbe fare un monologo di ore.

<Dovrei fare un monologo di ore, te la senti?>

<Riassumi, per favore. In alternativa, se mi senti russare, non prendertela!> ride lui.

<Suppongo di aver preso da mia madre certi gusti alimentari. Semplici e facili da cucinare. Un pezzo di formaggio, una pastina in brodo, la crosta della pizza… questo mi rende felice. La mia mamma adorava cenare con una mela e dello stracchino spalmato sopra, e odiava perdere tempo ai fornelli.

Suppongo di amare gli oggetti antichi perchè ne è appassionato mio padre e perchè li amava anche mia madre. Mobili, ma anche piccole statue, cornici, lampadari. Per un periodo ho avuto l’opportunità di andare a lavorare da due ragazzi che commerciavano mobili antichi. Rifiutai. Idiota.

L’amore per i gatti, sempre mia madre. Per me una casa senza gatti è una casa vuota. Quando vado a casa di amici che non posseggono gatti, il mio occhio mi gioca strani scherzi. Li vedo ovunque.

Sempre da entrambi i genitori un carattere a tratti odioso, spocchioso, a volte snob. Diffidente con gli sconosciuti, mento alzato e spalle in fuori, in atteggiamento di superiorità e sfida.

Il concetto di amicizia dalle mie amiche storiche, quelle dell’asilo, delle elementari, delle medie, quelle che hanno fatto gli scout con me, quelle che mi hanno visto sudare e imprecare con uno zaino da quindici chili sulle spalle e due ernie all’attivo, quelle che si fermavano per aspettarmi, quelle che magari si caricavano anche il mio, di zaino, mentre io appoggiavo la schiena sul sentiero battuto del bosco per riuscire a ripartire poco dopo. Le stesse amiche che sono ancora con me, parecchi anni dopo, qualche matrimonio in più e qualche problema aggiuntivo.

Il concetto di famiglia dalle mie sorelle. Concetto che a volte fatica ad entrarmi nel cervello, col mio carattere un pò orso. L’idea della condivisione delle idee, dei problemi e di un passato non sempre felice, di momenti dolorosi o anche solo molto difficili da superare. Mi hanno regalato la consapevolezza dell “io ci sono e ci sarò, sempre”.

E poi, che altro sono?

Sono i miei libri, ma quello penso – ma forse no – sia solo merito mio. L’ assoluta necessità di essere immersa nei libri.

L’ansia, che perseguita i miei giorni, che fa battere il mio cuore ad un ritmo impazzito quasi sempre.

E poi c’è LEI.

Lei che mi ha fatto capire, una volta per tutte, cos’è l’amore.>

<Non hai fatto un monologo, sei stata brava. Anche se sono arrivato ai gusti alimentari e mi sono appisolato> e mentre lo dice, già si alza per scappare via, lontano da lei, ridendo come un pazzo.

 

 

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