Claude

Si fa chiamare Claude perchè Claudia le pare scontato. Per diciotto anni si è scagliata contro i suoi genitori in ogni occasione rinfacciando loro quel nome che, in effetti, trova proprio zoppicante.

Al compimento dei diciotto anni, ha preso una decisione:<Mi chiamo Claude, e tutti mi chiamerete così, adesso!> In effetti, è successo proprio questo; tutti, dai genitori ai parenti agli amici finanche all’università, tutti l’hanno sempre chiamata Claude.

E le piace, ci si rispecchia, con i suoi capelli biondi, corti e birichini, col nasino impudente, con la pelle liscia come seta nonostante abbia ormai passato i trenta. E’ una Claude perfetta, lei.

Passa veloce accanto allo specchio, si scompiglia i capelli, tenta di strizzare un brufolo cattivo sul mento, rinuncia, va verso la cucina e prende una merendina al volo. Nonostante alla sua età si parli di “bere tanto, mangiare bene, drenare, idratare, levigare” lei continua con la sua campagna antisalutista combattuta a colpi di merendine, panini, pizzette congelate e fast food. Impazzisce per le salse, la maionese soprattutto. La succhia direttamente dal tubetto e mugola di piacere. Oppure la stende su un pezzo di pane da toast, ed esce di casa così, con la gente che si chiede come faccia a mangiare quella roba alle otto di mattina.

Claude-Claudia osserva soprattutto gli uomini, ne è sempre stata affascinata. Adora gli uomini, tutti. E se c’è una cosa che proprio non riesce a fare è smettere di flirtare. Claude flirta come le altre donne mangiano o bevono. Claude sorride, getta indietro la testa, si tocca i capelli spettinati, si aggiusta una gonna, si slaccia una scarpa, si gratta il collo ed è subito magia. Non ci pensa e non lo fa apposta, non c’è intenzionalità… eppure… eppure Claude osserva e viene osservata, sempre.

Sua madre è convinta che abbia preso da lei perchè “non siamo belle ma siamo sensuali”, lei non si sente nè bella nè sensuale, ma ammette che certe persone (uomini e donne) hanno un nonsoche, o per dirla come il suo nome, un certo jenesaisquoi.

Claude ha conosciuto ragazzi più giovani di lei eppure molto più maturi, nonostante il viso fanciullo. Ha conosciuto ragazzi della sua età con i pantaloni a vita bassa, il sedere di fuori, i capelli rasta, il sorriso allegro. Ha conosciuto quelli che lamammaèsemprelamamma (ed è scappata), ha conosciuto quelli che iohochiusoconlamiafamiglia (ed è scappata).

Ha amato molto, Claude, perchè sa amare. Forse non sarà una gran oratrice, forse a volte perde le parole e i pensieri, forse è agitata, a volte troppo rilassata, a volte sbaglia i modi, a volte sbaglia i tempi, a volte sbaglia gli amici, ha sbagliato lavoro, ha sbagliato anche città. Ma sa amare.

Ha amato ricchi ragazzi di buona famiglia, ma umili e grandi di cuore. Grandi auto, grandi cene, grandi vacanze, grandi regali. Si è crogiolata nell’agiatezza, nel poter fare, nelle camicie bianche e profumate, negli orologi di pregio al polso dei suoi uomini, nello sguardo, quel particolare sguardo, che hanno solo gli uomini di potere.

Ha amato uomini molto più grandi di lei, con una vita intera vissuta prima di lei. Si è lasciata andare, ha fatto prendere decisioni, si è lasciata guidare, trasportare, consigliare da una voce esperta. Si è crogiolata in voci profonde e arrochite dal fumo, stanche dalla giornata o anche dalla vita stessa, ha voluto essere amica e medicina.

Ha amato ilragazzodellaportaccanto, quello tanto carino e che piace tanto alle mamme, ma sicuramente poco propositivo, pigro, tendenzialmente dedito allo sport (calcio) e al cibo (accompagnato dal vino). Si è crogiolata nelle quotidianità del già fatto già visto già pensato, nell’approvazione altrui.

E li vede tutti, adesso, per strada.

Il trentacinquenne in carriera con jeans stretto camicina stretta scarpe strette e lei crede anche boxer molto stretti, a giudicare da come cammina.

Il cinquantenne lampadato e scattante che scende dallo scooterone e abbraccia una ventenne in modo non proprio paterno.

Il ventenne sbandato e un pò strano, ma con una luce nello sguardo che le piace.

Li vede, li segue con lo sguardo, immagina le loro vite, le loro case, i loro divani, le loro cene, le loro famiglie. Leggono? Scrivono? Hanno un lavoro? Verranno pagati? E L’auto? E le vacanze? Lui Sardegna, lui estero, lui montagna di sicuro ma lui? E lui? E lui?

Claude scuote la testa. Incrocia vite, profumi e odori. E cammina.

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