Brevi istanti

Il sentiero, che parte dal piccolo paese, si fa sempre più ripido e roccioso.

Si lascia le case tipiche dai tetti ricamati alle spalle. I negozi con le insegne in lingua italiana e in lingua tedesca. Le Chiese dai campanili altissimi e appuntiti come spilli.

Si lascia alle spalle il rumore della strada, i cestini della spazzatura, i parcheggi.

Il sentiero fa muovere i suoi muscoli. Ma anche i soli piedi, che si devono muovere diversamente rispetto a quando cammina in città.

Il sentiero pare invitarla a seguirla. “Vieni, vieni con me, vedrai“.

Gli ultimi alberghi, le ultime piazzole di sosta.

Poi, solo loro due. Lei e il sentiero. Il sentiero che ora la incalza. “Ce la fai, aumenta il passo, senti i sassi sotto i tuoi scarponi, fatteli amici, dimentica la fatica, respira, non fermarti, ce la farai“.

Quasi cominciano a scomparire anche gli alberi, il paesaggio è desertico e terribilmente grigio.

Guarda l’orologio e si accorge che sono passate ore e che ha sete, ancora più che fame. Che le gambe pulsano, gridano di dolore.

Ha pensato a tutto fuorchè alla fatica, come le ha consigliato il sentiero.

Si ferma cercando di fare il punto della situazione. Si gira di 360 gradi, nota un piccolo abbeveratoio, una specie di canalina in legno che forma una cascatella in miniatura. Per un momento, da vera cittadina, riflette se bere o no, se possa o meno essere potabile. Ma poi, dandosi della stupida, considera che è in alta montagna, e che il massimo che le può capitare è di avere un poco di mal di pancia.

Mette le mani a coppa e beve un lunga sorsata di un’acqua così gelida da far male ai denti e alle stesse mani. Rabbrividendo, ascolta il sentiero “Cammina ancora un poco, cerca di farcela, poi ti fermerai”.

Cammina sul letto di un torrente ormai vuoto. Poco lontano, un torrente invece spumeggiante e pieno di tormento, come lei.

<Mi fermo qui, se non ti spiace>. Non sente risposta, vorrà dire che il posto sarà quello. Il suo posto.

Circondata dai pochi alberi, fa per invidiarli.

Invidia la loro grandezza e la loro fortezza. Invidia le loro radici salde e profonde. Invidia il loro tronco forte, il loro odore acuto, la resina che stilla come miele.

Eppure… eppure sono fermi. Immobili. Queste radici sono catene. Questi alberi non possono proteggersi da valanghe o piene. Staranno lì e moriranno, se capiterà.

Quelle radici che lei ha invidiato, li costringe all’immutabilità eterna.

Carezza con affetto gli aghi verde tenero che stanno spuntando.

Il rumore del torrente lì accanto la ipnotizza.

I gorghi la chiamano come fossero le sirene di Ulisse.

E’ fresco, non incontra ostacoli, è frenetico ma non tormentato.

Però non si ferma, il torrente continua a scorrere e scorrere e scorrere scorrere scorrere scorrere.

Modifica sassi e massi e terreni.

Ma non trova riposo, calma, pace. Nemmeno lui è libero davvero.

Guarda il cielo, ricoperto, ora, di nubi minacciose e scure. Le nuvole. Libere davvero. O anche loro sotto giogo del vento? Le nuvole vanno forse dove vogliono? Vengono spinte. E se volessero fermarsi? Se trovassero un angolo di mondo nel quale fermarsi e poter dire:<Eccomi, il mio posto è questo>?

Non potrebbero. Presto il vento le porterebbe lontane, e ancora più lontane.

Nemmeno loro, ebbene, sono libere.

Distende il collo, fa cerchi con le spalle, chiude gli occhi e cerca di rallentare il battito del cuore.

E’ dunque vero quello che lei pensa. Nessuno – e niente – è davvero libero.

Tuttavia, si toglie lo zaino dalle spalle, trova una coperta e un libro, si slaccia gli scarponi e si distende lì, con le nuvole minacciose, con gli alberi dalle radici troppo profonde per fuggire, col torrente che non conosce requie, con il vento che spinge le nuvole.

E pensa che libertà, forse, non è un modo di vivere, ma brevi istanti.

 

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2 thoughts on “Brevi istanti

  1. “Eppure… eppure sono fermi. Immobili. Queste radici sono catene. Questi alberi non possono proteggersi da valanghe o piene. Staranno lì e moriranno, se capiterà.” – mi permetto di aggiungere-
    “Però, tengono su la montagna”.
    Brava Caterina, ho fatto una bella scarpinata 😉

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