Una ninfa dei boschi

La casa è fatta di sasso e legno.

Il sasso è reale.

Le travi in legno nascondono un’anima di cemento armato.

Lei, qui, si sente al sicuro.

I boschi, tutto intorno, sussurrano il suo nome, le intimano di placare il suo animo, la pregano di schiarire i pensieri, di attendere, di pensare cose belle, di non lasciarsi andare.

Alzarsi, lavarsi, truccarsi, provare a mangiare, camminare un pochino, respirare l’odore del torrente vicino, della terra smossa, dei pini freschi.

E poi ancora riposare, sciogliere i muscoli, pensare al futuro, magari in un posto come questo. Fare sacrifici, cambiare la propria vita, ma se non ora… quando?

Se è vero che anche il male porta un pò di bene, allora forse il bene è accorgersi che qualcosa va cambiato.

Ma come?

E con che coraggio?

Lasciare ciò che si conosce… il tran tran, gli amici, la famiglia, le vie, le case, una chiesa che comunque verrà buttata a terra.

Si scompiglia i capelli già spettinati, si guarda allo specchio, a volte si riconosce a volte no.

La vita è già cambiata tanto per tanti.

E ancora cambierà.

Scende al torrente, guarda i gorghi, i giochi dell’acqua sui massi, osserva le ombre dei pesci che nuotano vicini alla cresta dell’acqua. Poi dice Grazie. Poi dice Maporcaputtana. Poi dice Vabbhèpasseràtuttopassa. Poi pensa che tra poco sarà lunedi e sarà di nuovo in salotto a dormire su brande. Poi pensa che altri non hanno nemmeno un salotto.

Voglia di saltare nel torrente gelido (che però porta un nome che di gelido non ha niente, anzi) e stare lì, diventare una ninfa dei boschi.

Gocciolante e nuda raccogliere le gambe vicino al petto e lasciarsi asciugare dal sole pensando a quel calore come fosse quello del tuo corpo accanto al mio.

Gocciolante e nuda risentire le sue parole.

Gocciolante e nuda digitare qualche parola in un sms veloce e impreciso.

Una ninfa dei boschi non conosce gli sms. Ma lei si, e non è mai stata così lontana dall’essere una ninfa dei boschi. E’ solo un pezzo di carne duro e gelido che attende qualcosa che non accadrà.

Si sdraia al sole, lascia che la pelle si asciughi, nessuno la vedrà.

<Tu sei pazza> la sveglia lui, ora accanto a lei.

La ragazza apre gli occhi, si guarda attorno. Li richiude. Sospira.

<Io mi faccio un sacco di chilometri per venire da te dopo aver ricevuto un messaggino delirante e tu cosa fai, richiudi gli occhi?> la voce sorride.

Lei si tira su di scatto, come quei pupazzi a molla. Lo guarda. Apre la bocca. La chiude. La apre. La chiude. Lo stringe così forte che adesso sente ancora il calore del sole su di lei. E dentro di lei. E’ arrivato.

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2 thoughts on “Una ninfa dei boschi

  1. sei proprio brava, Caterina. Difficilissimo scrivere con sincerità, abbandono ed efficacia i moti dell’animo. E con immagini così belle. Fai sentire le cose che scrivi, e si vorrebbe essere lì. Magari!

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