Vorrei te

Sei dentro una scatola da scarpe. E questa scatola da scarpe viene scossa e ancora scossa da mani invisibili e gigantesche.

Manca il terreno sotto ai piedi, gira la testa, cadono fotografie, statuette, si aprono armadi.

Ti cade tutto in testa, morirai, ma salverai tua figlia, tuo figlio, i tuoi figli.

Non ti importa di niente, vuoi solo che loro stiano bene e l’istinto è quello di mettersi in salvo, di uscire all’ aperto, di vedere altra gente. E’ un istinto dentro di noi, radicato e profondo come l’uomo stesso.

Ci si riunisce nei parchi, nelle piazze, nelle case. Si sta insieme, si fanno caffè, si parla di altro. Si riconosce, nell’altro, la propria paura. E, assurdamente, ci si fa coraggio.

E chi è lontano, come me, sta come te.

Chi è lontano come me si tiene distante dai balconi, dagli ascensori, dai luoghi grandi e chiusi come i centri commerciali. Non si separa dalla figlia e se la perde di vista un secondo si sente svenire.

Chi è lontano come me controlla continuamente le vie di fuga dei negozi, se ci sono porte antincendio, finestre basse e larghe, zanzariere o sbarre alle finestre. E lo fa istintivamente, nel giro di pochi secondi.

Chi è lontano come me fatica a salire ai piani alti. E quando lo fa, fatica a sedersi. Sta in piedi, vicino alle porte.

Chi è lontano come me pensa che dormire sia un pò come morire. Ci si abbandona al sonno perchè si crolla, non per reale volontà.

Chi è lontano come me vorrebbe –  egoisticamente – non parlarne. Parlatemi di moda, di cronaca rosa, di vacanze, di trucchi, di tempo, di pulizie, di animali, di cibo di tecnologia di arredamento di libri di giornalismo di arte di cazzate qualsiasi ma non di quello. Non guardatemi così, non compatitemi, io sto bene.

Chi è lontano come me vorrebbe tutti vicino. Vorrebbe te, che sai sempre dire la cosa giusta al momento giusto. Vorrebbe te, che hai quell’abbraccio avvolgente e sincero. Vorrebbe te, che sei generoso. Vorrebbe te, che sai sempre come alleggerire l’atmosfera. Vorrebbe te, che sai leggere i miei occhi. Vorrebbe te, che hai senso dell’umorismo. Vorrebbe te, che sei pragmatico. Vorrebbe te, per asciugare le tue lacrime. Vorrebbe te, per piangere insieme. Vorrebbe te, solo per vedere il tuo viso.

Vorrebbe te e te e te e te e te e te e te e te e te e te.

Chi è lontano come me non può fare altro che pregare e pregare e pregare e pregare. E vedere nel sorriso di sua figlia un motivo per non mollare, per asciugare le lacrime e camminare.

Dai, ragazzi.

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7 thoughts on “Vorrei te

  1. Sì, si cambia per sempre. Dal “nostro” terremoto sono passati 15 anni e il ricordo di quella paura è ancora lì, a distanza di 15 anni capita ancora di notte di pensare “e se risuccede?” o meglio “e quando risuccederà?”, dopo 15 anni ancora capita di cercare le vie di fuga nei luoghi sconosciuti, dopo 15 anni il caldo improvviso, quel caldo strano he viene dal basso, rievoca la paura. Dopo 15 anni se il gatto o il cane muovono le orecchie in modo diverso dal solito il pensiero corre là. Dopo 15 anni, un rumore improvviso riporta alla mente quel boato spaventoso. Si cambia per sempre, e vederlo in tv non è come sentirlo da vicino. Viverlo, anche se sopravvivi, anche se la tua casa resta integra, ti cambia per sempre: ti dà la percezione reale di come in pochi secondi tutto possa cambiare, senza poter fare nulla per impedirlo. Si vive un po’ peggio forse, ma più consapevoli di quanto sia un privilegio esserci.

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