Un’orrenda marionetta

Come quando da adulti si va sull’altalena, quella sensazione che non ha più niente di eccitante, ma che dà solo nausea e una vertigine brutta.

Come un’ostacolo imprevisto sul manto stradale mentre si sta guidando pensando ad altro, il cuore che perde il battito, lo stomaco che si chiude all’improvviso, il pizzicore sotto le ascelle, le mani che stringono il volante quasi ad aggrapparvisi, il pensiero – troppo veloce e troppo spaventoso –  esenoncelafacessi?

Come lasciarsi dopo una bella giornata passata insieme, con la paura un pò vera e un pò no che un’altra giornata così non ci verrà più donata. O almeno non subito. O almeno non con quelle persone. E ti sale un nervoso, un’incazzatura… perchè la vita dovrebbe essere un tourbillon di giornate così e invece è tutto il contrario. Spesso – anzi no, sempre – ci si sente marionette tra le mani di un Mangiafuoco folle.

Come il frastuono di mille mari in tempesta nelle orecchie. Sempre, ogni secondo di ogni minuto di ogni ora di ogni giorno. Il rumore della paura, che non è silenzio, ma una roboante assenza di esso.

Come quei sogni nei quali si viene inseguiti e si prova a correre e a correre e a sollevare i piedi da terra ma quelli rimangono lì e si urla e si grida e si prega solo che il sogno finisca e che ci si possa svegliare in fretta.

Adesso, vita mia, ti rendi conto com’è senza il mio mondo senza di te?

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