Ti ho mandato dei messaggi

Ti ho mandato dei messaggi e non hai risposto nemmeno a uno. E non risponderai nemmeno a questa e-mail.

Mi sento una ragazzina, capovolgo il cellulare per non essere costretta a guardarlo ogni poco.

Quindi lo volto ogni cinque minuti, a scandire il tempo il piccolo orologio in basso a destra sul pc, nella barra degli strumenti.

Comincio alle 8.05 e continuo così per tutto il giorno. Quando sono a casa lo guardo un pò meno, le cose da fare sono tante, ma le faccio distrattamente e parlo distrattamente e guardo la tv distrattamente.

Penso che dovrei spegnere il telefono, smettere di guardarlo così spesso, uscire e dimenticarmelo a casa ma… è impossibile. E’ la mia coperta di Linus, la speranza che mi fa svegliare alla mattina “magari quando accendo il telefono sento il suono del messaggio in arrivo, apro il messaggio, vedo il mittente ed è lui, è il suo buongiorno“. Poi non capita mai. Mai una volta. Accendo il telefono, il cuore rimbomba pazzo dentro la mia cassa toracica e… niente. Non mi hai scritto.

Mi trucco, ma lo faccio come piace a te. Viola per gli occhi, tanto mascara, niente rossetto. Mi accorgo che lo faccio per te, mi sento stupida, continuo a farlo; continuo a uscire di casa vestita e truccata di tutto punto nel caso dovessi incrociarti per strada. Voglio farti vedere che sono bella e desiderabile, che non mi sono lasciata andare. Calpesto i marciapiedi della città senza badare alle vetrine, scrutando solo i volti, cercando in mezzo a tante facce poco amichevoli e frettolose e a volte realmente incazzate o semplicemente preoccupate, la tua. Non la vedo mai. So che ci sei ancora, ma hai smesso di frequentare i locali che frequentavamo insieme, ti piaceva camminare con me in mezzo alla gente. Adesso non lo fai più, perchè?

Ho preso addirittura a guardare dentro la cassetta delle lettere, nel caso me ne spedissi una. Certo, improbabile, ma non impossibile. E allora tutti i giorni quando torno a casa, controllo. Lascio andare l’aletta che la fa chiudere con un click fastidioso, non trovo mai niente, solo annunci, giornali di annunci e giornalini di sconti. Non mi interessano gli sconti. A dire la verità non mi interessa più granchè. Le amiche sono preoccupate, mi dicono che fingo male, che se la bocca sorride gli occhi non mentono. I miei -dicono loro- sono più spenti di una centrale elettrica impazzita. Cerchiati, neri, infossati e spenti.

Passa davanti a casa tua almeno due volte al giorno. L’ultima alla sera. Mi piace vedere la tua ombra che si sposta per la casa, e mi piace vedere la luce della cucina che si spegne, poi quella del salotto, poi quella della camera da letto che si accende, poi quella del bagno che si accende e poi si spegne, poi di nuovo la tua ombra, poi si spegne -a volte subito, a volte dopo mezz’oretta- anche quella della tua camera.

Smetterò di fare queste cose tra poco, non appena mi sentirò pronta a lasciarti andare, non appena sarò pronta a stare senza di te. E allora sarò forte abbastanza da camminare per la città senza cercarti tra la gente e dentro ai negozi; sarò così forte da spegnere il telefono; sarò così forte da non aspettarmi e aspettare più niente; sarò così forte da riprendere il controllo.

E sarà vita nuova.

Anche perchè a me, il trucco viola sugli occhi, nemmeno piace.

 

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