Ti devo parlare

Un giovedi come tanti altri, un quartiere come tanti altri, una villetta come tante altre, una donna che, come tante altre, all’ora di cena è vicino ai fornelli con una fascia a trattenerle i capelli, il trucco leggermente rovinato, i gioielli messi accanto al lavandino perchè non vengano sciupati o persi, una canzoncina canticchiata a labbra chiuse, i fianchi che ondeggiano lievemente a ritmo, la tavola già apparecchiata.

Chiave che gira nella toppa.

Click della porta che si apre.

Sbam della porta che si chiude.

Tre passi (chiave appoggiata sul mobile). Silenzio (cravatta che viene slacciata). Cinque passi. Silenzio (gatto che viene carezzato sulla testa).

Sei passi. <<Ciao Maura>>

<<Ciao! Sto facendo la cena, pochi minuti e sarà pronto se vuoi andarti a togliere le scarpe e lavare le mani>> dice lei garrula senza sollevare la testa dall’impasto delle polpette.

<<Maura ti devo parlare, a dire la verità>> dice lui appoggiando le spalle allo stipite della porta giocando nervoso con l’orlo della cravatta a righe bianca e blu.

<<Andrea… mmm… si certo dimmi, non ho molto tempo, come vedi sono impegnata, quindi magari fai una cosa veloce, se puoi eh?>> e solleva la testa impercettibilmente, mostrando un sorriso vago e impreciso, come a volte sono i sorrisi delle mamme con i bambini petulanti.

<<Ti ho tradito. Ti tradisco.>> Vomita la frase, più che dirla. Infatti ci sdrucciola anche un pò sopra, ne esce qualcosa di non perfettamente lineare, ma il concetto è chiarissimo.

<<Ah-à>> continua a mescolare lei, aggiungendo pepe sale e prezzemolo tritato.

<<Io ti voglio bene, e proprio perchè ti voglio bene ho notato che sei assente, che mi ascolti meno, che sei distratta e poco partecipe. Io immaginavo una cosa diversa per me e per te. Ci possono essere i momenti di crisi, chi non li conosce? Ce ne sono anche stati in passato ma ne siamo sempre usciti perchè nonostante tutte le nostre lacune pensavo… penso che ci vogliamo bene, che ci sia stima, anche, no?>>

<<Certo, certo, stima! Mi prendi la pentola grossa là in alto per favore? Mi eviti di prendere la sedia… ecco, grazie! Dicevi?>>

Sbatte gli occhi una volta sola poi riprende:<<Dicevo che ho incontrato questa donna, è un pò più giovane di me, qualche anno appena. Oddio non che a te faccia differenza, tra l’altro non la conosci. Non la conoscevo nemmeno io, prima. L’ho incontrata in un bar, ci siamo presi contro, quelle cose un pò da film. Lei che si scusava tutta contrita, io un pò secco e maleducato ma… ma… scusami, non dovrei dirti queste cose.>>

<<Ah-à! Ascolta, stasera vengono a cena Andrea e Tiziana, va bene?>> dice Maura mentre comincia a tuffare le palline dentro il sugo bollente e profumato.

<<Ma mi hai ascoltato? Ma chi se ne importa di quei due! Io non ci sarò nemmeno! Hai capito cosa ti ho detto negli ultimi quindici minuti? Hai sentito o no?>> Comincia a urlare lui perdendo la pazienza. Si era imposto di mantenere calma e decoro. Ma sente che i buoni propositi stanno andando a puttane, come sempre.

<<Michele cosa urli? Sei impazzito? Ti ho ascoltato, si. Non so perchè tu non voglia a cena i nostri amici stasera, comunque manderò un messaggino a Tiz per dirle che non se ne fa niente, figurati… basta che non ti agiti. Ti sei lavato le mani?>>

Profondo sospiro.

<<Maura, hai capito quello che ti ho detto prima di parlare della cena con gli amici? Hai sentito anche solo una parola?>> stringe i pugni lui.

<<Vai a chiamare Lucilla, dille che è quasi pronto. Falle lavare le mani. Dille di legarsi i capelli che non sopporto di vederla con  i capelli nel piatto. E’ così sciatta, quella ragazzina!>>

Michele la guarda in silenzio, inclina la testa, chiude gli occhi :<<Lucilla!!!!! Lucilla!!!!! E’ pronta la cena, vieni a tavola!!!>>

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9 thoughts on “Ti devo parlare

  1. Tendo a spiegare poco il mio punto di vista.
    I miei racconti possono essere visti da angolazioni diverse.
    Tu hai veduto il TUO punto di vista, ed e’ perfetto quello. Negazione della realta’…

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