Di notte alla villa

La villa, un’antica e signorile dimora dei primi dell’ottocento si staglia contro il nero della notte, rendendola ancora più spettrale e terrifica.

Non che lo sia realmente, ma è notte, e tutto, senza la luce rassicurante del giorno, assume un che di lugubre. Non è la prima volta che  lo raggiunge alla villa, nè sarà l’ultima. Ama dividere quelle ore notturne insieme a lui e del resto è anche l’unico modo per stare insieme e poter godere della vicinanza l’uno dell’altra.

Lo trova al solito posto, al parcheggio delle auto; sul viso ancora giovane quel sorriso enorme e così… accogliente e amichevole e pieno di sottintesi e di cose che vorrebbe dirle ma che non dice sperando che lei capisca da sola. Indossa un completo nero e una camicia bianca che pare illuminare non solo il suo volto ma anche l’intera notte. Ai piedi, gli immancabili anfibi rinforzati. Non vede, ma la immagina, l’arma di ordinanza, una piccola e maneggevolissima Nemesis che prima o poi vorrà imparare ad usare (sempre che lui abbia la bontà di insegnarle, ovviamente).

Le apre la portiera, china la testa e le porge il braccio destro scimmiottando uno chaperon d’altri tempi per giocare e per farla ridere, cosa che lei fa gettando il viso tra la spalla e il collo del ragazzo. Aspira il suo odore, che è un mix perfetto di polvere (della casa), bagnoschiuma e menta.

La stanza nella quale la fa entrare è piena di piccoli display che trasmettono immagini di ogni stanza della grande (e inutile e abbandonata) casa. Scorge i soliti sfarzosi tappeti, le scale monumentali che partono da destra e da sinistra per poi unirsi al centro alla sommità dove, ad attenderle, spicca una coppia di putti; le solite tende di broccato (bah), le solite statuette preziose (orrende), i quadri faraonici (a lei ne basterebbe solo uno di questi per essere felice) e tutti gli altri piccoli dettagli che ormai ha imparato a conoscere a memoria. Fa un sospiro e lancia la giacca di pelle in un angolo, sedendosi e accavallando le gambe.

<<Come ti sei vestita?!>> la apostrofa chinandosi per darle un bacio.

<<Perchè? Non vado bene? Pensavo che ti piacesse…>> e languida, gli fa scorrere la mano tra i capelli poi sul volto poi sul collo. In effetti stasera ha proprio esagerato. Sotto la giacca di pelle indossa una tuta aderente e completamente nera che non lascia niente, ma proprio niente all’immaginazione di chi guarda <<Da come brillano i tuoi occhi, direi proprio che sia di tuo gusto, tesoro>> e scoppia a ridere di una risata così affascinante che a lui gira la testa, per un attimo.

Deglutisce <<Mi piaci, mi piaci. Vedi solo di non farti beccare in giro vestita, anzi, svestita così, magari… ecco.>> e si passa una mano tra i corti capelli neri, alzandosi in piedi e allontanandosi da lei e dal suo odore stordente. Se poi si veste così… Dio! Lo farà uscire di senno, prima o poi, quella donna! Va alla scrivania e beve un goccio di vodka, se ne concede un dito a sera e quel dito lo deglutisce in un sol gesto.

<<Allora, lo rifacciamo?>> incalza lei distraendolo dalle due riflessioni.

<<Rifar… rifarlo? No, no, lo escludo. Non è il momento, non è il luogo, è pericoloso.>>

<<L’altra volta ci siamo divertiti… dai… non fare il guastafeste!>>

<<E’ il mio lavoro, è l’unico che ho e non mi dispiace nemmeno, vorrei tenermelo, sii buona. Potrebbero vederci, sentirci… no no, impossibile bellezza, no.>>

<<Non ci scoprirà nessuno, faremo piano, te lo giuro.>>

<<Ma se l’ultima volta urlavi come una pazza?? Ti sente chiunque, quando fai così. Per quanto l’idea mi piaccia e mi ecciti non posso rischiare, non questa volta. A dire la verità, mai più. Non qui.>>

<<A me piace qui, però. Mi piace vederti vestito così, mi piace vederti sudato, mi piace quando mi prendi e poi ridi con quel ghigno che hai… >> E insinua, mentre parla, le mani dentro la camicia bianca, graffiandogli piano la pelle morbida e abbronzata della schiena. Smette di parlare e gli lambisce un lobo tra le labbra rosse e lucide, gioca con la lingua e continua a solleticare la schiena levigata e perfetta, scivolando, ma solo per un attimo, verso la curva di un sedere così sodo e scultoreo che il sangue prende a correrle veloce nelle vene.

<<Dannazione donna! Hai vinto. Ma che sia l’ultima volta!>> La scosta con un gesto un tantino troppo brusco il ragazzo.

<<Evviva!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Questa volta però tocca a me contare, tu vai a nasconderti!>>.

 

 

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