Me lo giuri?

E’ tarda notte, la casa non più nuova produce sinistri e inediti scricchiolii. Lei si risveglia improvvisamente da un sogno non piacevole. Il cuore in gola, una sensazione di sfinimento addosso, presta ascolto ai nonrumori del silenzio. Una cosa che fino a qualche anno fa le dava un senso di oppressione desolante, adesso che sta invecchiando – ne prende atto- ha il potere di infonderle serenità. Lei, sola, accanto al respiro di lui, che dorme con le mani sul petto – lo prende in giro, dice che si prepara alla tomba-  con un’espressione così beata sul viso che per forza le strappa un sorriso e dirada almeno un poco il senso di disagio post sogno.

Lo guarda dormire un attimo poi accende la luce del grosso lampadario al centro della stanza.
Si mette seduta sul letto, si schiarisce la gola. Una volta, due, tre.

Lui, immobile.

Si schiarisce ancora la gola, si muove sul letto, saltella sul posto. Il movimento ondulatorio del materasso lo fa sobbalzare un paio di volte. L’unione di movimento e rumore avrebbe svegliato davvero chiunque. Chiunque, ma ovviamente non lui, che non fa altro che rumoreggiare e voltare lato.

Prende una decisione avventata. Gli artiglia una spalla e comincia a scuoterlo fortissimo chiamandolo per nome. Il ragazzo spalanca gli occhi, le branca un polso, la chiama :<<Madda ma cosa c’è?>> e automaticamente volge gli occhi alla sveglia sul comodino di lei:<<Porca puttana, sono le quattro e un quarto del mattino, mi hai fatto prendere un accidente!>>.

Sorriso disarmante dei suoi:<<Ti devo dire una cosa!>>

Strabuzzamento degli occhi di lui:<<Ripeto: sono le quattro e un quarto, sei sicura sicura che questo discorso non possa attendere domani sera?>>

<<Domani sera? Ti pare che io possa attendere domani sera? Ho la faccia di una che può aspettare ore prima di intavolare questo discorso? Che poi, vedrai, non è un discorso. Devo parlare io e tu devi ascoltarmi. Lo farai?>>

Si mette a sedere sul letto, ormai prossimo ad una crisi di nervi, ma deciso a chiudere in fretta la faccenda:<<Lo farò, si, ti ascolterò Madda. Parla però, e fallo subito, sii concisa e cerca di essere chiara, che non sono molto lucido, capirai, vero?>>

<<Voglio che tu giuri. Voglio che tu giuri che tra trent’anni saremo ancora insieme, in questa casa. Che la avremo messa a posto e che abiteremo ancora qui, che conosceremo ogni crepa e che avremo speso così tanti soldi per metterla a posto che la malediremo ogni giorno.

Voglio che giuri che mi guarderai allo stesso modo, che mi consiglierai ancora quale maglia mettere, quale colore mettere, che mi farai ancora vedere le vetrine per mostrarmi una cosa che mi vedresti bene addosso. Voglio che mi giuri che mi dirai ancora quanto sono bella e che ti girerai ancora a guardarmi se per caso passerò davanti ai tuoi occhi svestita. Che preferirai me alla televisione.

Voglio che giuri che leggerai ancora a voce alta, che parleremo ancora di libri e di cinema e di teatro, che andremo a vedere commedie demenziali ma anche film d’essai, che parleremo per tutto il tempo, che muoverai il pollice sul dorso della mia mano, stringendomela.

Voglio che giuri che faremo lunghe passeggiate e che non avrai mai un bastone, i bastoni mi fanno schifo. Se non riuscirai a camminare agevolmente allora faremo passeggiate più corte ma per carità niente bastone.

Che non smetterai di curarti e di tenere i capelli corti e ordinati e che non userai orrende e oscene colonie, di quelle che lasciano la scia e che fanno subito vecchiobavoso. Giurami che potrò sentire ancora l’odore della tua pelle e del sapone che usi.

Voglio che giuri che non smetteremo di darci il bacio al mattino e il bacio prima della buonanotte. Voglio che giuri che potremo cadere ma che ci rialzeremo, e che lo faremo insieme.

Voglio che giuri che cambierà e muterà e si rinnoverà e si spegnerà forse, ma che non smetterà di chiamarsi amore. Voglio che giuri che avremo un gatto, o forse anche due, che ci faranno compagnia e ci accompagneranno nella vecchiaia. Saranno due maschi, le femmine sono rognose, lo sapevi?

Voglio che giuri che non faremo gli sfigati con macchine potenti a sessant’anni come quelli che vanno in giro con la cabrio per togliersi lo sfizio e che poi passano a letto la settimana successiva per riprendersi dai dolori reumatici causati dalla troppa aria. Ma nemmeno che avremo una piccola utilitaria scrostata e che andremo ai quaranta facendoci sorpassare dagli scooter, dimmi di no. Dimmi che non userai cappelli o coppole. Te li brucerò uno ad uno.

Voglio che giuri che non ti girerai a guardare le ventenni con aria allupata, ti faresti ridere dietro. Ma… sono quasi sicura che non lo faresti mai.

Voglio che giuri che andremo in giro per il mondo ma non con i pullman di vecchietti, quei viaggi organizzati dalle parrocchie. Magari potremmo comprare una roulotte, o un camper. Eh? Cosa dici? Non sarebbe una bella idea? Certo che i gatti poi… chi li terrebbe? I figli, certamente!

Vogl>>

<<Ok Madda, datti una calmata. Giuro giuro giuro tutto. Tutto quello che hai detto e tutto quello che verrà. Lo giuro sull’amore che ho ora, adesso, in questo istante per te. Avrai la vita che vuoi e che vorrai. Saremo insieme. Cadremo e ci rialzeremo, qualsiasi cosa voglia dire questa frase. Avrai i miei sguardi, le mie carezze, il cinema, il teatro i viaggi gli amici niente tv niente bastone niente coppole niente cabrio. Ma adesso, ti scongiuro, riposa. Appoggia la testa sulla mia spalla, abbracciami e riposa. Devi aver fatto un brutto sogno. Calmati, così… ecco.>> E le carezza i capelli, lentamente e dolcemente, come fosse un cucciolo, come fosse una bambola di cristallo.

Sente il suo respiro farsi regolare, il peso della sua testa sulla spalla aumentare e capisce che sta per cedere alla stanchezza. Capisce che i brutti pensieri stanno andando via, che la mente si sta liberando, che lo sfogo, seppur insolito, le è servito.

<<Ma niente gatti, Madda>> E sorridendo, si lascia andare a suo volta.

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