In giro per la campagna

<<Non stai correndo troppo?>> urla lui per sovrastare il rumore dell’ auto e della musica sparata a tutto volume nell’abitacolo.

<<Sto facendo i centotrenta, non essere noioso, dai!>>

<<Peccato che siamo su una strada di campagna… rallenta.>>

Lei alza gli occhi al cielo, sbuffa, mormora qualcosa di non comprensibile – lui non vuole nemmeno sapere cosa è uscito da quella deliziosa bocca – e alza il piede destro dal pedale dell ‘acceleratore portando l’auto ad una velocità – secondo lei – prossima allo spegnimento dell’auto. Lui, intanto, sfidando tutti gli dei, si sporge in avanti per abbassare lievemente la musica, quel tanto che basta per capirsi senza dover leggere il labiale. Ancora una volta lei mormora qualcosa. Ancora una volta lui non le chiede di ripetere, ma si limita a fare un mezzo sorriso che gli fa increspare le labbra e gli angoli degli occhi.

<<Ok, spara, cosa volevi chiedermi?>> Ricomincia lei scuotendo i capelli dal viso.

<<Questa volta qualcosa sull’amicizia>>

<<Ma dai, non è valido, è troppo vago!>>

<<E’ valido per forza, è un gioco che ho inventato io, smettila e sforzati>>

<<Beh, l’amicizia è fatta di tessuti, suppongo.>>

<<Non supporre, sforzati.>>

<<Tessuti, ho detto.>>

<<Ti ascolto.>> E si accomoda meglio sul sedile, poggiando il ginocchio destro sul cruscotto – impolverato – dell’auto di lei.

<<E’ lana ruvida la sensazione di spaesamento che ti coglie quando sei solo e non hai amici, quando non sai con chi parlare, quando per strada invidi quelle donne che parlano fitto fitto e pensi che tu non hai nessuno, invece, con cui parlare a quel modo.

E’ cachemire la tenerezza di una nottata passata insieme a mangiare schifezze dal frigo crollando poi addormentate con un discorso lasciato a metà.

E’ cotone il captare ogni umore dell’altro, sapere con esattezza cosa gli passa per la testa, parlare senza dover aprire la bocca, sorridere per una cosa pensata nello stesso momento, per un sms arrivato quando serviva, per un abbraccio mai di pietà ma di umana comprensione.

E’ lino la sensazione meravigliosa di aver trovato, in una persona conosciuta da poco, un futuro amico. La sensazione che conoscerlo sia stato un vero Dono. La ruvidezza di un carattere ombroso spazzata via dalla morbidezza di un sorriso fiducioso.

Sono di ciniglia le risate pazze e selvatiche, le lacrime agli occhi, le battute che fanno ridere solo chi si conosce da una vita e che lasciano indifferenti tutti gli altri. Ringraziare il cielo che esistono momenti così.

La seta, sfuggente e troppo liscia, per i momenti di sconforto. Quando le cose non vanno bene, quando manca complicità, quando le strade si dividono, quando uno sguardo non basta più, quando i silenzi vanno riempiti, quando il commento diventa critica, quando subito il senso di colpa viene a farci visita.

La juta per i litigi, per le parole grosse, per quello che viene rinfacciato, per le lacrime, per le urla.

L’angora per il ritorno. Un amico ritrovato.

Io la vedo così.>> E si volta, grattandosi una tempia, verso di lui.

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