Avanti il prossimo!

Il negozio non è più grande di nove metriquadri. Nessuna finestra. O meglio, una c’è, ma dipinta sul muro. Qualcuno ha anche avuto la fantasia di completarla con un bastone (vero) e una coppia di tende (altrettanto vere).

Il risultato viaggia tra il patetico e l’assurdo.

A parte questo dettaglio (a questo punto bisognava quindi chiedersi se la finestra non fosse un ricordo del negoziante che occupava lo spazio in precedenza) i nove metriquadri sono quasi del tutto spogli ad eccezione di una scrivania Ikea di vetro satinato e due sedie.

Il pavimento è di marmo bianco e i muri sono ugualmente bianchi. Immacolati.

Dietro alla scrivania (quasi mimetizzata, diamine) una ragazza sui trentacinque. Capelli biondi perfettamente acconciati in morbide onde, lucidalabbra, smalto rosa tenue su unghie curatissime, sulle gote un velo leggero di fard sui toni del pesca, un golf bianco molto morbido (si vede benissimo anche senza toccarlo, che è morbidissimo), pantaloni bianchi di buona fattura, scarpe basse rosa chiaro. Così chiaro da sembrare bianco. Ricorda un… un gatto persiano, ecco cosa.

Ma quello che più di tutto colpisce la signora che è appena entrata, è il sorriso splendente e meraviglioso che svetta sull’ovale pallido della ragazza che sta dietro la scrivania di vetro opaco Ikea.

Un sorriso perfetto. Semplicemente perfetto.

Quella ragazza assomiglia paurosamente a qualcuno o a qualcosa. Alla signora viene in mente un film che ha visto al cinema tanto tempo fa con suo marito. Non ricorda il nome, ovviamente. Lei non ricorda mai niente. Non dipende dall’interesse o dalla passione. Semplicemente lei non ricorda niente.

<<Buongiorno… posso accomodarmi?>> mormora in direzione della ragazzasorridente.

La ragazzasorridente continua a sorridere, fa un gesto con la mano che vorrebbe significare qualcosa come si accomodi pure, le mostra la sedia, espande ancora un poco il sorriso perfetto.

<<Io comincerei…>> deve andare a fare la spesa e poi a prendere i capi stirati in lavanderia, sarà meglio muoversi.

Ancora un gesto educato della ragazzasorridente che le fa cenno di proseguire.

La signora si schiarisce la gola, si rassetta la gonna, si guarda le unghie (quelle davvero poco curate, invece) e, dopo aver tirato un profondo sospiro, comincia.

<<E’ stata una settimana davvero brutta. Bruttissima, oserei dire. Una delle più brutte. Io prendo tutto con filosofia, me lo dicono sempre tutti “tu prendi tutto con filosofia!” ma poi lo so che arrivo a un punto di rottura e allora sono guai seri. Al lavoro ad esempio. Va bene tutto, ma dopo trentanni vorrei fare altro da caffè e fotocopie.Il capo è un uomo ingestibile, spesso iroso e comunque troppo assente. La vice è una donna e si sa che le donne sono vipere… uh come sono vipere! Sa perchè non ho mai fatto figli? Lo sa perchè?? Per colpa di questo lavoro. Mi avrebbero licenziata. E Dio solo sa quanto io abbia bisogno di lavorare. Per i soldi eh, mica perchè lavorare mi piaccia. Magari mi piacerebbe fare qualcosa di diverso. La bibliotecaria magari! Io mi sento molto portata. Beh oddio, non ho memoria, potrebbe essere un problema, lei cosa dice?>>. E solleva gli occhi verso la ragazzasorridente. La ragazzasorridente è immobile e sempre molto sorridente. Sbatte le palpebre e non smette di sorridere. Nè dice la sua sulla memoria della signora che le sta di fronte.

<<Mio marito è il solito, mai una gita, mai un week end fuori porta, mai una sorpresa, mai che io possa stupirmi di qualcosa che fa. Al contrario, so esattamente quello che farà e cosa dirà. Come farà quella cosa e che parole userà per trattare il tal argomento. Dicono che sul lavoro sia un leader, uno col carisma. A casa è un’ameba. Una specie di cretino che sa parlare solo di calcio, di sport e di cibo. Va a braccetto col suo amico Dario, un altro imbecille. Buon per loro, buon.

Torna a casa con la faccia molto stanca e gli occhi che tendono al basso. La bocca chiusa e stretta, la mascella serrata. Si chiude in bagno, ci sta anche trenta minuti e poi dice “vado a farmi la doccia”. A questo punto potrei anche chiedergli cos’ha fatto in bagno fino a quel momento, ma preferisco non dire niente e rispondere “certo”.

E’  stato abituato – da sua madre, mica da me –  a mangiare molto e male. I cibi sani non li mangia. Mangia fritti e cose elaborate. Molti dolci. E’ diventato una specie di armadio. Potrei dirgli di smetterla, ma non fa niente, la salute è la sua, mica la mia. La mia è di ferro, e si vede, credo.>>

Ancora una volta solleva gli occhi dalle mani posate in grembo e guarda la ragazzasorridente che nulla ha cambiato da prima. I denti risplendono bianchi e curati dietro una bocca sorridente. Non dice la sua nemmeno questa volta, nemmeno sulla salute. Nemmeno sul cattivo cibo che la signora continua a propinare all’armadiomarito pur di non dover discutere con lui.

Dunque, la signora prosegue: <<Le amiche sono quelle che sono, bisogna accontentarsi. Cominciano ad avere i primi problemi di salute e poi hanno i nipotini, mica come me, che ho dovuto rinunciare non solo a diventare mamma, ma anche nonna per colpa del lavoro. Li portano al parco e poi si lamentano che questi figli chiedono troppo, che loro vorrebbero godersi la vita e non stare dietro ai nipotini. Ma quando poi i figli prendono provvedimenti e chiamano una baby sitter, loro si offendono! Io mi stanco di sentire sempre le stesse cose. Sempre le stesse cose! Non so se ha presente quello che vuol dire!>>

Si schiarisce ancora la gola, guarda la ragazzasorridente e comincia ad alzarsi.  <<Bene, io avrei finito. La ringrazio tanto per la gentilezza, sa? E’ stata davvero cara, davvero. Le auguro una buona giornata.>>

La ragazzasorridente fa appena un gesto col capino biondo, senza smettere di sorridere e senza smettere di guardare la signora che ormai è arrivata alla porta,

Uscendo in strada vagamente più leggera e meno curva rispetto a quando era entrata nel negozio, la signora pensa che è davvero bello, ogni tanto, potersi sfogare con qualcuno.

 

 

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