Non cercarmi, non puoi vedermi

Sono fatta di qualcosa che non puoi vedere, non cercarmi.

Non parlo, non tentare di sentire la mia voce.

Non avvertirai il mio tocco su di te, anche se proverai a stare accorto.

Tra le mie mani sono passati centinaia di pennelli di forme e dimensioni diverse. Sotto ai miei occhi hanno sfilato così tante sfumature di colore da perderne il conto, dalla mia testa sono nate così tante idee e lampi di futuro da perderci il senno.

Sono stata creata io stessa per fare quello che faccio. Sono una creatura con un compito da svolgere.

E’ quanto di più faticoso posso esistere e, a causa di questo, invecchio molto velocemente. Nello spirito, certo, perchè il mio corpo rimane immutato. E’ quello di una fanciulla adolescente, con lunghi capelli tanto biondi da sembrare bianchi, occhi tanto azzurri da sembrare fasulli. Dicono che sono così bella che, se venissi guardata direttamente, provocherei la morte. Ed ecco perchè nessuno può vedermi.

Posseggo una tavolozza enorme, larga quanto un grosso fiume e così lunga da non vederne la fine.

I colori escono da grossi rubinetti che comando io stessa.

Per alcuni di voi non posso usare colori già esistenti. Debbo crearne di nuovi. Immaginate la fatica e la frustrazione. A volte ci vogliono ore, a volte giorni, a volte mesi. A volte non riesco affatto. Sconfitta, risolvo usando sfumature già viste, già conosciute. Ed ecco che subito vi sento dire, a questo sfortunato <<Mi ricordi terribilmente qualcuno>>.

Anche il pennello fa la sua differenza.

Un pennello piccolo è utile per i dettagli. Col pennello piccolo cerco di fare le imperfezioni. La vanità, ad esempio, viene benissimo con un pennello dalle setole sottili e morbide.

Un pennello grosso invece è indispensabile per quello che chiamo “colore di fondo”.

Con un pennello bello grosso (con il quale, capirete, faccio anche più in fretta) riesco a delineare i contorni, a dare l’idea di base. <<E’ un artista>>,<<E’ paziente>>, <<E’ leale>>, <<E’ un cordardo>>.

Starai pensando che mi prendo una bella responsabilità, e hai ragione.

E’ una responsabilità enorme, e ne sento tutto il peso. Ecco perchè invecchio così. Ecco perchè ogni momento mi pare quello giusto per morire. Ma io non posso morire. E’ una specie di punizione. Vivrò per sempre. Condannata a mischiare, creare, tratteggiare, pennellare. Per l’eternità.

Passeranno davanti a me plotoni e plotoni di esseri umani.

Facce facce facce facce facce facce facce facce facce facce facce.

FACCE FACCE FACCE FACCE FACCE FACCE FACCE.

Sei atterito, vero?

Sei spaventato, vero?

Pensavi di essere frutto del caso.

Pensavi di essere riuscito a fare tutto da solo.

Pensavi di essere stato plasmato dalla vita e da ciò che hai vissuto.

Pensavi di essere il creatore di te stesso.

Non avere paura.

Non temere.

Non tremare.

Non guardarmi così. Non è come pensi.

Ho barattato la mia mortalità – che ora tanto agogno – con la possibilità di donarvi, al momento del congedo, un piccolo pennello.

Grazie a quel pennello, siete voi stessi ad aggiungere colori alla vostra anima.

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