Faccio le valigie

Eccomi qui, finalmente faccio le valigie.

Ne ho messe sul letto tre, che forse sono poche.

Ah si, io me ne sto andando.

Me ne vado da questa casa sempre in disordine, me ne vado dalla tua aria annoiata, me ne vado dall’odore di sigaro che ristagna suoi tuoi vestiti, me ne vado dai tuoi capelli sempre spettinati.

Io non mi merito forse qualcosa di meglio? Ma io penso proprio di si, porca miseria!

Me ne vado dalle parole smozzicate, dalla televisione a volume altissimo, dalle trasmissioni demenziali, dai commenti da buzzurro. Me ne vado dalla muffa sulle pareti che ti chiedo di togliere da una vita, e chissà quando lo farai, se lo farai.

Ah, ma io mi merito di meglio! Si, forse sono già un pò in là con l’età, e forse ci si aspetterebbe da me che terminassi i miei giorni in questa casa e con te. Ma non ci penso nemmeno!

Me ne vado dal latrare dei tuoi cani, perchè sono tuoi, e mi porto dietro il gatto, che è sempre stato mio. Me ne vado dal tono burbero che usi, dal vizio di usare lo stuzzicadenti per pulirti le orecchie, o grattartele, che è ugualmente schifoso. Me ne vado dal tuo sorbellare il brodo in modo così rumoroso… che pelle d’oca che mi viene, ancora, dopo trenta anni!

Dovrei sopportare pensando che tra poco volteremo i piedi all’uscio entrambi? E’ questo che si aspetta la gente, vero? Avranno modo di cambiare idea su di me, eccome!

Me ne vado dalle impronte di fango ovunque, quando rientri; dal vizio della caccia che hai nonostante ti abbia detto che la odio, io, la caccia. Me ne vado dai tuoi amici caciaroni e volgari, me ne vado dalle sere al bar del paese a dire e fare sempre le stesse cose, me ne vado dalle tue disattenzioni.

E’ solo perchè siamo invecchiati che non dovrei aspettarmi più niente? Dio mi salvi, allora. Anzi, no, che salvi te!

Devo… devo mettere a posto la cucina prima… ecco, chiudiamo una valigia… anche l’altra…. manca il beauty case, mancano tutte le spazzole, mancano le ciabatte… ecco… metto tutto qui, così non posso dimenticare niente.

Ti metto a posto la cucina così stasera la trovi pulita e ordinata. Magari ti preparo anche la cena, metto su un bel brodo di pollo che ti piace tanto, così quando rientri puoi berlo bello caldo. Magari… magari già che ci sono vado al negozio all’angolo e ti prendo quella pastina all’uovo che ti piace.

Diavolo, dovevo anche cucirti i pantaloni, me ne sono dimenticata… eccoli qui. Va bene, qualche minuto e farò tutto, poi potrò andarmene e lasciare te, la casa, i ricordi, le magagne e tutto quanto alle mie spalle. Perchè ho diritto di vivere anche io, ho diritto.

Meglio pulire anche il bagno, se metto avanti le cose non dovrai pulire la casa per un pò, anche se magari prenderai una donna che ti aiuti, tu non hai alzato un dito, non credo che comincerai adesso. E non credo che i ragazzi vengano a darti una mano. Ti diranno che te la sei andata a cercare e daranno ragione a me, è da una vita che mi dicono di metterti in riga.

Io li sgrido eh, quando dicono così, perchè sei un brav’uomo, il migliore che conosca. Sei leale e coraggioso e un buon esempio per loro, e un amico sincero e un marito sempre devoto.

Ti preparo i vestiti per domattina, così non devi stare ad abbinare pantaloni e calze che non ci prendi mai, fai sempre tutto storto tu, sei distratto e forse cominci anche a perdere la vista. Ecco, il numero di un oculista dovrei lasciarti… e il numero di una colf… e il numero del dottore e quello della rosticeria… e della farmacia… mi gira la testa! Quante cose!

E dico sempre ai ragazzi che alla fine mi hai regalato anni bellissimi e che stare con te è stata una bella avventura, non pericolosa o particolarmente eccitante, no, ma piena di colori.

Dico ai ragazzi che dovrebbero essere fieri di te e di quello che sei e che devono smetterla di prenderti sempre in giro. Loro alzano le spalle e mi dicono che stanno solo scherzando.

E il giardino? Chissà che fine farà? Oh, già lo so, farai andare in malora tutto, tutto!

Dico ai ragazzi che non invidio mica la mia amica, quella che a suo tempo ha sposato quel pezzo grosso e che ancora oggi sta a girare tutto il mondo seguendo lui e il suo lavoro facendo la bella statuina, andando in palestra e cambiando governante ogni settimana. A me non piacerebbe, io sono sempre stata bene qui, al nostro piccolo paese, nella nostra casa, ad occuparmi di te, di loro e del mio bellissimo giardino.

Io credo davvero di aver troppe cose da fare, oggi. Rimando la partenza, ok?

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12 thoughts on “Faccio le valigie

  1. Grazie Pipuzza, grazie Cla.
    Io invece non mi sento pronta affatto, intanto spero che unmorbidocuscino venga conosciuto e apprezzato, per adesso le visite sono buone.
    E poi… boh… qualcosa in mente mi verrà…
    (anche perchè non posso andare avanti molto con racconti di questo tipo… ci vuole una fantasia sconfinata che non credo di avere ahahaha)

  2. troppo carinoooo…senti sono le sei e mezza e sto ancora leggendo i tuoi racconti…quasi quasi abbandono kinsella e prende te…quando ti trovo in libreria?

  3. Posso? Non mi piace commentare il lavoro di altri scrittori, ma stavolta farò un’eccezione. Il racconto è costruito bene, la scrittura ha un suo stile che serve a caratterizzare l’io narrante, senza togliere ritmo con divagazioni inutili. C’è il ritmo, c’è la voglia di leggere la riga successiva e questo è molto importante. Ora veniamo alle cose che non mi son piaciute (ci sono pure quelle): La cosa che mi piace meno è che il personaggio maschile, l’antagonista è troppo stereotipato, racchiude tutti i difetti maschili possibili e immaginabili, qualcuno in meno ci poteva stare, qualcosa di più originale magari fra i difetti. Seconda cosa, il finale è troppo anticipato dalla narrazione, manca il colpo di scena, secondo me ci stava bene, non so il marito che torna e trova le valigie sul letto e non capisce se le sta disfando o facendo ad esempio. Per ultimo un appunto sullo stile, usi troppo spesso la formula della virgola prima della e, formalmente è scorretta ma la si usa comunemente per rafforzare la pausa, se lo fai troppo però perde efficacia. Ultima cosa nella seconda riga c’è un errore di battitura (messo invece di messe), capitano e capiteranno, ma all’inizio forse stona un po’ di più.
    Alla fine devo dirti di andare avanti a scrivere, magari con racconti più lunghi, hai buone capacità, devi affinarle.

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