La Santa Caterina

<<La Santa Caterina, piripim, piripim, piripimpumpum. La Santa Caterina, piripim, piripim, piripimpumpum, era figlia di un re e-e-e-eeeee, era figlia di un re e-e-eeee, era figlia di un re, pum, ahi!… o una cosa del genere. Perdona la possibile storpiatura…>>

<<Guarda, la storpiatura va benissimo. Va benissimo anche la canzone, che peraltro non conoscevo, è la stonata che non credo riuscirò a perdonare!>> Rise lui mentre incrociava le gambe sull’erba.

<<Beh, mica posso avere tutte le qualità, giusto? In qualcosa dovrò ben difettare!>> E finse di dargli un pugno sul braccio.

<<Certamente, certamente. Prometto che non dirò a nessuno che canti come un corvo spennato – ahia! – adesso però dimmi cosa diavolo c’entra e cosa ti è saltato in mente di cantarmi questa canzoncina>>

<<Mi hai chiesto di parlarti di un altro colore. Io un altro colore mica lo avevo in mente. Ho solo questo, per questa persona. Uno dei pochi ricordi di infanzia. Fai bene a guardarmi così dispiaciuto… in effetti è una specie di bug che ho. O che ha il mio cervello. Non ricordo niente. Niente, se non flash brevissimi. Flash così brevi che nemmeno riesco a vedere i volti.

La Santa Caterina la cantavamo sempre in auto con lui. Non so nemmeno dirti se fossi presente solo io o anche le mie sorelle o chissà, anche mia madre. Non so dirti quanti anni potessi avere, non so dirti dove stessimo andando, non so dirti di che umore fossi. Certamente è una canzone triste, ma ci divertivamo con quel piripim. Io pensavo molto a quella povera Caterina.  Me la immaginavo in questa cappella a pregare, immaginavo le sue lacrime impotenti e la sua fine atroce. Ho questo flash di una me stessa più piccola che disegna qualcosa sul vetro appannato della macchina, probabilmente una Mercedes nera berlina. Poi più niente.

Di nuovo un altro flash, una bambola tirata fuori da una valigia, una me stessa di non so quanti anni, ma molto abbronzata e molto felice. Una casa davanti al mare, l’odore delle onde, la sabbia che si annidava tra i piedi e le piccole ciabattine. Lui che arriva (era quindi venerdì o sabato?) e che, forse di ritorno da un viaggio, distribuisce doni. A me spetta una bambola da collezione, riccamente decorata, forse russa, non saprei. Ha i capelli intrecciati e pieni di perline. Anche lei -insieme a tante altre – andrà poi a prendere posto su di una mensola sopra al mio letto.

Flash successivo, nel bel mezzo di un campo scout me lo ritrovo lì. Non è la giornata dei genitori, ma lui è lì. L’unico modo che aveva per vedermi e per essermi vicino visto che non sarebbe potuto essere presente la domenica come tutti gli altri papà e mamme. Una me stessa già quattordicenne, un coltellino a serramanico di quelli rossi con una croce sopra regalato da lui, un bacio fugace, due chiacchiere scambiate, la sensazione di essere fortunata ma anche terribilmente sola.

E poi un altro flash, sempre, curiosamente, con quel coltellino, ma un anno dopo. Era molto bello, conteneva anche un piccolo (e antigienico) stuzzicandenti! Lo adoravo e lo portavo sempre appeso al cinturone scout. Chissà se adesso i genitori fanno usare quegli accidenti ai ragazzini? Mah. Comunque, non so bene come, lo persi. Me ne accorsi la mattina, al campo. Le mie amiche sapevano quanto significasse per me. Passammo quindi al setaccio l’intero accampamento usando il metodo “rastrello”. Ci prendemmo per mano e in fila percorremmo in larghezza e in lunghezza tutto il campo. Ricordo la sensazione di vuoto. Era solo un coltello, certo. Ma era quel coltello. Era il suo coltello. L’unica cosa tangibile che avevo. Lo trovammo.

In realtà… adesso che ne parlo i ricordi stanno venendo fuori. Ho tantissimi altri flash, e non ti annoierò a morte come già tu temi.

Sappi solo che il mio cuore è pieno di queste cose, che io SONO queste cose.

Sono l’amore di un padre, sono l’assenza di un padre, sono l’umiltà di un padre, sono l’esempio di un padre, sono i ricordi di un padre, sono la tristezza di un padre, sono la presenza muta e silenziosa di un padre, sono la gioia di un padre, l’allegria e la pazienza di un nonno, la felicità e il senso di pace che regala un suo abbraccio.>>

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