Sinuosamente me

Il suo sonno viene disturbato da un raggio di sole, che, in lenta discesa, incontra il suo occhio.

“Dannazione – pensa – dormivo così bene!”.

Ma si sa, una volta che ci si è svegliati è ben difficile tornare a dormire come se nulla fosse. Tra l’altro questo sole e questo momento della giornata la attraggono irresistibilmente…quindi si stira con vigore, muove i muscoli del collo, controlla che sia tutto a posto e, sinuosamente, si alza. Nonostante abbia un letto comodissimo, continua a pensare che sia il divano, l’unico posto della casa dove poter riposare decentemente.

A ogni passo, la stanchezza la abbandona un poco di più. Quando raggiunge il cortile, si sente energica e ritemprata.

Inspira a fondo, sente tutti gli odori, chiude gli occhi e cerca di separarli uno ad uno.

“Erba appena tagliata e poi innaffiata… un arrosto di vitello sul fuoco al quale all’ultimo hanno aggiunto qualche spezia profumata… un bagnoschiuma dozzinale, qualcuno si sta facendo la doccia con la finestra del bagno aperta… urina, qualche debosciato che ha preso il giardino come toilette pubblica… aria, aria della sera, non fresca ma se non altro non più asfissiante e soffocante…”

Si stiracchia ancora una volta, sorride sorniona, si guarda attorno, e prende a camminare. Conosce bene quella zona, così bene che se volesse potrebbe chiudere i suoi grandi occhi nocciola e procedere al buio. Non lo fa. Nonostante tutto, anche se è sempre lo stesso panorama, continua a darle piacere.

Bambini che giocano in giardino attendendo l’ora della cena, uomini che tornano dal lavoro con facce sconvolte e stanche, donne che scendono dalle auto portando pesanti sacchetti della spesa, uccellini che si preparano per la notte. Tra non molto i pochi lampioni si accenderanno. Quando succederà, lei saprà che è l’ora giusta per andare al parco.

Senza volerlo, negli anni, ha sincronizzato i suoi passi con il lento arrivo della sera, e poi della notte. Così, quando si accendono i lampioni, lei è davanti al parco. E’ un piccolo parco di quartiere. Poche giostre per i bimbi, panchine in cattivo stato, erba malamente tagliata (dove è rimasta), un pallone abbandonato vicino allo scivolo, cestini stracolmi di carte e spazzatura varia.

Arriccia il labbro con aria disgustata. Non si capacita di come la gente sia maleducata e incivile. Comunque a lei quel parco piace. Fa una piccola corsa, giusto per saggiare il terreno. Ma non è venuta al parco per correre, no. Si mette sotto ad un albero, rilassata. Chiude gli occhi per concentrarsi meglio sui rumori che sente. E sente stoviglie che sbattono, mamme che chiamano, bimbi che frignano, discussioni sterili, promesse che non verranno mantenute, una telefonata irata, qualche parolaccia.

Passano minuti, forse anche ore. L’aria adesso è decisamente fresca, e dal terreno sotto di lei sale un’umidità che le fa partire un lungo brivido dalla base della schiena alla testa.

Deve tornare a casa. Prende la strada più corta, e in pochi minuti è di nuovo in soggiorno. In pochi secondi, è di nuovo adagiata sul divano.

<<Ah! Sei tornata finalmente! Vieni qui!>>

Sospirando, con infinito amore e pazienza, lascia il divano tanto agognato e con un unico movimento lento e flessuoso, si appoggia alla gamba, abbraccia il polpaccio con la sua lunga e folta coda e saluta con fusa sonore.

 

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