Voglio essere come te

Era una bambina, probabilmente sui 6 o7 anni.

Capelli lisci lisci e castani, occhi che sembravano quelli di un gatto, quasi gialli, alla luce del sole.

Un nasino impudente.

Labbra come dipinte.

La pelle era quella di tutti i bambini. Morbida, rilassata, tenera. Sembrava quasi fatta di seta. Veniva voglia di toccarla, di carezzarla col dorso della mano.

E la sua mamma lo faceva, eccome se lo faceva. Mentre la bimba era assorta in qualche attività, la madre le andava vicino di soppiatto e… zack! Le dava un morso leggero su quelle guance, provocando nella bimba reazioni diverse a seconda dell’umore del momento.

La bimba, dicevamo, camminava tutta sola nei campi vicino a casa. Erano campi davvero grandi, pieni di fossi e di alberi altissimi e di zanzare e di altri insetti che le si infilavano ovunque, che le si appiccicavano alla pelle sudata, che le finivano in bocca.

Ma come tutti i bambini, lei non faceva caso a queste cose, continuava a camminare, sguardo fisso davanti a sé, un sorriso appena accennato.

Era scalza, che a lei le scarpe non piacevano. Le piaceva sentire il terreno caldo dell’estate, sentire le vibrazioni, sentire anche il dolore sotto la pianta del piede quando calpestava un sassolino o una zolla di terra indurita dal sole.

Più sua madre le diceva di proteggersi i piedi, più lei seguitava a camminare scalza. <<I tuoi piedi diventeranno come gli zoccoli dei cavalli, duri e sformati!>> le diceva.

Cosa che, ovviamente, non le avrebbe fatto né caldo né freddo.

Indossava un vestito bianco di cotone leggero con le spalline sottili. Era macchiato in più punti da terra ed erba. Qualche macchia di altro colore parlava di una merenda fatta frettolosamente, forse sopra ad un albero.

Era quasi l’ora del tramonto, e il sole, che aveva cominciato la sua discesa, era quasi all’altezza dei grandi pioppi. La bimba continuò a camminare. E a camminare. E a camminare. Il sole, adesso, quasi baciava la terra.

Tutto era color viola e quello che non era viola era color salmone o lilla. La bimba si guardava attorno, non senza meraviglia.

Arrivò, ad un certo punto, al limitare del campo.

Davanti a lei, grande e magnifico, solo il sole.

<<Ciao>> gli disse dopo un momento di incertezza.

<<Ciao a te>> rispose quello, dopo un tempo che le parve infinito.

<<Voglio essere luminosa, voglio brillare, voglio cambiare colore, voglio illuminare tutto ciò che mi circonda. Voglio essere come te! Come faccio? Insegnami!>>

Il sole, che cambiava continuamente colore e che proseguiva la sua discesa verso il basso, rispose <<Bimba mia ,ma tu fai già tutte queste cose!>>

<<Non è vero, non ho i tuoi bellissimi raggi, e la gente non si scalda con me, e non posso far crescere il grano, e non posso abbronzare le pelli! Non sono come te!>>

<<Credi davvero di non essere come me?

Certo, non stai nel cielo, non sorgi e non tramonti. Non sei così calda, non ti nascondi dietro le nuvole, non ti riposi la notte per dare posto alla luna ma… mi somigli più di quanto tu non creda!

Chiedi alla tua mamma, cosa succede quando entri in casa. Ti risponderà che fai entrare la luce, come se qualcuno avesse acceso una lampadina.

Chiedi al tuo papà cosa succede quando lo abbracci. Ti risponderà che il cuore gli prende fuoco dall’amore che prova per te.

Chiediti cosa succederà quando diventerai grande. Te lo dico io: cambierai i tuoi colori, muterai, sarai mille persone diverse da oggi, da ora. Ugualmente brillante, luminosa, calda.

Credimi, sei anche tu un sole. Un piccolo, meraviglioso sole.>>

E accarezzò il viso della bimba con il suo ultimo raggio.

La carezza fu lieve e morbida e tiepida, come il sole al tramonto.

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