Edda

14 febbraio 2012

Cara, carissima Edda,

scrivo questa lettera fatta di carta e inchiostro in un’epoca fatta di computer e caselle e-mail.

Io non ce l’ho nemmeno una casella e-mail, e nonostante i miei figli si prendano gioco di me, rimango della mia idea: finchè le mie mani potranno ancora impugnare una penna, continuerò a scrivere lettere.

Oggi è una bellissima giornata di sole, e non so se mi piace così tanto perchè è bella davvero o solo perchè abbiamo avuto due settimane terribili di freddo e neve.

Con questo ghiaccio che c’è in giro non mi azzardo ad uscire poiché sono piuttosto malfermo sulle gambe a causa di una piccola operazione che mi ha costretto a letto un po’ di tempo e che adesso non mi permette di fare tutto ciò che vorrei.

Guardo il sole dalla finestra.

Tu come stai? Sono passati anni. 

Stai pensando a come sono arrivato a scoprire dove abiti.

Stai pensando che mi credevi chissà dove e con chissà chi.

Sono sempre stato qui, Edda.

E non ti ho mai, Dio mi perdoni, persa di vista.

Ti ho vista diventare adulta, perdere lo sguardo da ragazza smarrita e assumere uno sguardo duro, da adulta.

Ti ho vista passeggiare con i tuoi figli, Benedetta e Fabio.

Ho visto i tuoi passi farsi faticosi, ho visto il tuo sguardo vagare.

Ho visto la tua pelle farsi meno luminosa, i tuoi occhi più acquosi, le tue spalle più curve, le mani meno forti e precise.

Ti ho vista fare la spesa e sbagliare a dare le monete alla cassiera.

Ti ho vista inciampare e poi rialzarti subito con aria imbarazzata, ho pensato che il tempo non aveva intaccato il tuo orgoglio.

Ti ho vista imprecare da sola, con la stessa grinta di cinquantanni fa.

Ti ho vista accanto a tuo marito al mercato, nei negozi, per strada.

Ogni volta ho affondato le unghie nel palmo della mano. Ogni volta ho digrignato i denti. Ogni volta ho pregato Dio che tu mi avessi perdonato.

E questa mia lettera non porta a niente, se non a farti rivivere cose orribili e dolori grandi.

Quindi, Edda, perdonami ancora una volta, l’ultima.

Ma devo farti sapere quanto il mio cuore sia ancora pieno di te.

Quanto avrei voluto invecchiare con te.

Quante volte io ti sogni e mi svegli pieno di angoscia e di desiderio e di rimpianti e di affetto e di amore.

Quante volte sono sicuro di averti accanto e invece trovo il vuoto vicino a me. Allora rigiro tra le dita la piccola croce d’oro che mi hai regalato tu tanti anni fa e che non ha mai abbandonato il mio petto.

Quante volte ragionando a voce alta dico “Vero, Edda?”.

Non è una cosa che mi succede a causa dell’età che avanza, è sempre accaduto.

Sai, poco prima di dormire esiste un momento preciso. Definibile, uguale per tutti.

E’ il momento in cui le membra si fanno pesanti come piombo, la testa pare riempirsi di ovatta, le gambe a volte formicolano. Sentiamo i rumori ma lontani lontani, come se stessimo già sognando, e invece stiamo ancora pensando e siamo ancora noi, quasi lucidi.

E’ il momento in cui spesso ci sembra di cadere dalla sedia, dal divano o dal materasso e facciamo un balzo, spaventati.

Ecco, in quel momento, in quel momento magico sospeso tra il mondo reale e quello dei sogni, vieni a parlarmi.

Sento la tua voce, sei dentro la mia testa. Mi racconti di te, della tua vita, sento la tua risata.

La voce è quella che conosco, quella di te giovane.

L’altro pomeriggio, pochi giorni fa, mi hai detto TI AMO. Me lo hai ripetuto tante volte.

Tutto qua, Edda, amore mio.

Ti stringo forte, poso un bacio sulla pelle tiepida della tua tempia.

Un bacio lungo e immobile, che rimanga con te per sempre.

Con amore,

F.

 


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7 thoughts on “Edda

  1. bello, emozionante… certe parole arrivano oltre l’età, oltre il tempo ed Edda ha detto ti amo quando la vita era ormai per sempre
    brava Kate

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