Buongiorno bell’anima – 1

<Buongiorno, bell’anima>

E di chi diavolo è quella voce?! No davvero, non ricorda di aver portato a casa nessuno, la sera prima! Aspetta a girarsi. Forse si è immaginato la voce che gli ha augurato il buongiorno. Aspetta…aspetta…ecco, se lo era solo immaginato, lo sapeva! Tira un sospiro di sollievo e comincia a scendere dal letto.  Scosta il piumone, mette giù i piedi, constata di essere nudo – fa spallucce – e infila le morbide ciabatte di pelle.

Una manina calda, leggera e dalle unghie lunghe gli carezza la schiena. I peli delle braccia gli si rizzano imbizzarriti.  Merda. Qualcosa è andato storto. Merdamerdamerda. Si volta lentamente. Ad attenderlo, un paio di occhi neri e birichini.

“Come si chiama, chi è????”

<Dicevo…buongiorno, bell’anima! Dormito bene?>

<Io…grazie, si>

<Scommetto che non ricordi il mio nome, e non ti spieghi perchè io sia qui. Non ti preoccupare, so riconoscere quell’espressione nel volto altrui, non me la prendo! Mi chiamo…te lo ricordi? No eh? Mi chiamo Sasha, ci siamo incontrati nell’ultimo locale in cui sei stato, te lo ricordi? No eh? Non dovresti bere così tanto però, ti avverto. Il locale si chiama Ultima Tentazione. No, non sono una prostituta, stavo smontando dal mio turno, sono una barista, ti ho fatto un cocktail – a questo punto uno dei tanti – e mi hai chiesto se mi andasse di fare due chiacchere.>

Aveva una voce giovanissima, corti capelli neri, una pelle liscia e riposata. Guarda l’orologio, le 11. Fa un salto sul letto. La riunione straordinaria della società!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Comincia a muoversi febbrile per la stanza, si sente puzzare di quell’odore post nottata post sesso post alcool post sensi di colpa, si ficca sotto la doccia, ne esce dopo qualche secondo, si infila uno dei tanti completi puliti e ordinati per colore che trova dentro l’armadio, camiciagemellipantalonicalzescarpegiacca, si fionda in cucina, si lancia in bocca due pastiglie a caso, qualsiasi cosa andrebbe bene, vuole solo che la testa smetta di girare. Sente odore di caffè, chi ha fatto il caffè?! Sasha! Si era già dimenticato di lei! In effetti la caffettiera sta sputando il suo liquido scuro, di lei nemmeno l’ombra. Non ha tempo, dov’è?????????

<Sa…Sasha?>

<Sono qui!!!!!!!!!!!!>

Spunta dal salotto, in mano ha un fiore bianco, glielo mette dentro il taschino della giacca, lui la guarda con la bocca spalancata, lei è vestita come la sera prima suppone lui. Pantalone nero, camicia nera. E’ senza trucco e pare davvero molto giovane.

<Sei maggiorenne vero?>

Lei ride tenendosi la pancia. <Ma certo, come potrei lavorare nel locale più “in” del momento se non fossi maggiorenne???? Tranquillo quindi. Ma tu sei di fretta! Forza, bevi il caffè, poi andremo>

<Qualcosa più della fretta, la riunione è già cominciata>

<Va bene, allora non andarci, no? Dai, andiamocene in giro! Portami da qualche parte!>

<Sasha…non so come dirtelo. Non solo non ho idea di chi tu sia, ma sembri immensamente più giovane di me, e questo mi mette un tantino in difficoltà. La riunione non è quella dell’asilo, ma dell’ azienda di cui sono socio, e, ultimo ma non per importanza, io non faccio gite di piacere, io lavoro>

Dice queste cose con calma studiata, ma la voce vibra dalla tentazione di urlarle in faccia

<Certo, lavori e ti porti a letto donne sconosciute. Capisco….prendi il caffè, o diventerà imbevibile. Inoltre io rifletterei seriamente sull’ opportunità di andarcene da qualche parte. Eddai, la riunione sarà cominciata ore fa, che vai a fare adesso?! Puoi sempre mandare una mail o un sms agli altri soci e dire che non ti sei sentito bene, che hai avuto un imprevisto, del resto sei il boss no? Qualcosa ti puoi sempre inventare!>

Il caffè quasi gli cade dalle mani. La guarda con gli occhi sbarrati. La guarda avvicinarsi con i piedini scalzi, i capelli corti arruffati, qualche spruzzata di lentiggini attorno al naso. La guarda sempre più da vicino, ormai deve rimetterla a fuoco. La guarda col suo sorriso monello, le manine dalle unghie dipinte di blu (blu??) e un ciondolo al collo, una S d’argento. La guarda mentre gli posa le mani sul petto, alza il mento per vederlo meglio, gli pianta i suoi enormi occhi neri addosso e gli dice, a bassa voce <Lo prenderò per un si>

E comincia a saltellare per la stanza, sempre scalza, sempre spettinata, urlando <siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii>

In altre circostanze probabilmente avrebbe buttato fuori casa lei e le sue grida. Ma in quel momento, rinfrancato da caffè doccia e si, anche dal fiore, ride insieme a lei.

<Dove mi porti?>

<Vedremo..fammi mandare questa mail, prima>

Accende un piccolo Asus, digita con mani sicure sulla minuscola tastiera e torna da lei. <Devi lasciare a casa tutto, pc, cellulare, tutto>

<Sasha..>

<Sasha niente, tutto a casa!>

Scuote la testa, le fa cenno di infilarsi le scarpe e la giacca, infila il cappotto e poi ci ripensa.

<Attendimi un secondo, arrivo>

Entra nella sua camera, si sveste veloce, apre l’armadio, ne tira fuori un paio di jeans ed una felpa col cappuccio. Muove le spalle per prendere le misure con il nuovo abbigliamento a lui così poco familiare.

La trova sulla porta della camera, graziosa e birichina come prima. Con uno sguardo indecifrabile. <Io ho fame, andiamo o no?!> <Ma si, si andiamo> <Stai meglio, vestito così..>

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