Corsa

Sono qui sotto casa tua.

Lascerò questo foglio sotto alla porta di legno. Poi me ne andrò. Te lo giuro, me ne andrò. No, non lo so. Mi hai detto va via, mi hai detto che sono inutile, mi hai detto non ho bisogno di te, mi hai detto sei veleno, mi hai detto…cosa mi hai detto? Ho dimenticato il resto, ho sentito qualcosa, ho cancellato le frasi più dolorose. Ho pensato che fossi ubriaco, ma no, non lo eri. Avevi lo sguardo lucido e folle al tempo stesso. La follia era dettata dalla paura. Non so di cosa, questo non lo so. Come un leone giri su te stesso, ti guardi attorno, sei sicuro che qualcuno stia pensando di farti la pelle. Non sei mai rilassato, non sei mai sereno. Gli artigli sempre fuori, pronto a dare la zampata. Sei sicuro che ti farò del male anche io, e previeni il dolore.

Mi hai lasciata lì, in mezzo alla strada, questa mattina. Adesso sono le undici di sera, fa un freddo micidiale, un freddo che mi è entrato nelle ossa e sento che mi sta già facendo ammalare. Mi va bene, non è una lamentela. Mi sta bene e accetterò anche questa malattia. Ho girato tutta la città. Tutti i soliti negozi, tutti i parchi, tutte le strade. Ho cercato il volto ruvido in mezzo ad altri levigati. Ho cercato uno sguardo perso, ho cercato un sorriso accennato, ho cercato te in mezzo agli altri. Ho camminato ore, ho chiesto anche alla gente, sai? Manco fossimo a CHI L’HA VISTO, tu avresti riso molto. Ho riso anche io pensando a te al mio fianco e al commento che avresti fatto. Mi ha fatto male, ridere di una cosa che tu avresti detto.

Camminavo mani nelle tasche, berretto calato in testa, sciarpa davanti alla bocca.

Camminavo e pensavo febbrilmente. Dovepuòessere, dovepuòessere, pensapensapensa. 

Sono entrata nelle librerie, sono entrata nei due negozi del centro, sono entrata nel nostro bar. Tutti mi hanno salutata cortesi, ho chiesto di te, hanno scosso la testa e me ne sono andata. Ad un certo punto ho cominciato a correre, a pensare che senza di te non avrei resistito un attimo di più. Ho cominciato a correre e la gente per forza di cose mi guardava anche perchè forse piangevo, non ricordo più nemmeno questo. Ma mi colava il naso, me lo asciugavo con le mani, dovevo fare schifo. E faccio schifo anche adesso, perchè non mi sono cambiata nè fatta una doccia nè rimessa il trucco, niente. Sono quella di stamattina ma con 20 anni di più e mille gioie in meno.

Correvo e pensavo che forse stavo correndo nella direzione sbagliata. Correvo e pensavo quandolotrovocosafaccio? Correvo e pensavo stai a vedere che è con un’altra. Correvo e pensavo lo ammazzo. No anzi, ammazzo lei. No anzi, mi ammazzo io.

Mi facevano male da matti le gambe, ogni muscolo, ogni nervo, ogni grammo di carne gridava pietà. Lo sai, odio fare sport, pensa correre in mezzo a questa nebbia e questo freddo. Ho corso fino a quando un ginocchio non ha ceduto. Mi sono aggrappata ad un alto vaso di fiori. Anche questo ti avrebbe fatto ridere. Io non ho riso. Ho singhiozzato ancora più forte.

Ho rifatto tutti i negozi, sempre le solite facce, sempre il solito scuotimento di teste, questa volta vagamente preoccupate. Il barista mi ha anche detto:<Magari è andato a fare un giro fuori città>. Non gli ho risposto. Lui forse non sa che tu non vai mai fuori città. Che odi andare fuori città. Ma stava venendo buio e qui non ero ancora tornata. Vuoi vedere che io sono qui a morire e lui è in casa a sbattersene? Sono tornata qui, le imposte chiuse, la porta chiusa, la luce fuori spenta. Mi sono attaccata al campanello, non hai risposto. Ho riprovato a chiamare il tuo numero, la solita signora stronza che diceva che non avevi probabilmente voglia di sentire nessuno. Fanculo anche a lei, fanculo.

Un capogiro mi ha riportata alla realtà, sono andata al ristorante, ho preso qualcosa di veloce e quanto più calorico possibile. Sono passata da casa, ho ascoltato la segreteria, solo mia madre e i suoi inutili cani che avevano bisogno. Ho cancellato senza ascoltare, sono scivolata fuori e sono tornata in centro. Ho fatto tutto per la terza volta, mi ci sono volute altre tre ore quasi. 

Adesso sono qui, dovrai tornare, prima o poi, dove sei andato? Non ho chiamato T! Cazzo, adesso lo chiamo. No, non ti ha visto, mi ha detto di stare calma, forse ho la voce un pochino alterata. Comincio ad essere preoccupata. Potrebbe esserti successo di tutto. Mi hai regalato questo taccuino insieme alla sua penna, hai fatto bene, adesso è utile. Non so nemmeno se te la lascerò qui, questo foglio. Forse resterò qui tutta la notte e tutto il tempo che ci vorrà. Resterò qui a vegliare casa tua e i tuoi pensierisogniodiproblemifelicità. Resterò qui a vegliare noi e quello che sarà. Certo che sarà. Non può essere altrimenti. Ti custodirò. Ci custodirò.

Stai…..stai arrivando. Ho sentito il rumore dell’auto. Parcheggi.

Non mi hai vista, sono accucciata, tutta infagottata, non mi vedrai fino all’ultimo. Sei ancora in auto, spegni il motore…resti dentro…appoggi le mani sul volante…appoggi la fronte sulle mani…le tue spalle, che io tanto amo, fanno su e giù…su e giù…farà freddo adesso, devi scendere, sali in casa o ti buscherai qualcosa anche tu….magari salirò anche io, metterò su del caffè, parleremo…ok, stai per scendere…

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